Ottimo punto di vista di Luca Ricci su La Lettura, l’inserto domenicale del Corriere della Sera uscito ieri. Lo ha espresso in un breve articolo dal titolo Ecco il libro-saponetta dell’autore volubile che sogna il bestseller per la rubrica L’incursione.
Se mi dice dove devo firmare lo faccio subito: il male si chiama bestsellerismo ovvero la corsa forsennata dell’industria editoriale tutta verso il titolo che ti risolve, in un sol colpo, l’avvenire. Pratica molto à la page che se ne infischia dei mezzi e va dritta allo scopo e lo scopo è il successo, che altro? Naturalmente è necessario distinguere: c’è Liala e c’è Sciascia, c’è Melissa P e c’è Saviano ci ricorda Ricci. Vero.
Ma sarebbe bene non dimenticare mai che non è bello quel che “piace” (o è fatto (per) piacere):
“Il bestsellerismo è un modo di pensare secondo cui l’aspetto estetico è legato al dato di vendita (tradotto: se un libro vende è bello per forza). Il problema non è il libro di successo, ma il tentativo di replicarlo ad ogni costo. Così il bestseller non è più una categoria merceologica, bensì un genere letterario, un modello per la scrittura di altri libri”
La chiusa (amara) (ma detergente):
D’altronde se il lettore è diventato soltanto un cliente, è pacifico che il libro si sia trasformato (o si stia trasformando o a breve si trasformerà) in una saponetta.
[Se e quando detto articolo sarà pubblicato per intero on-line sarà mia cura fornirne il link; per adesso: nisba]
Integrazione (16 maggio alle 12:00):
sempre Luca Ricci al quale giustamente il tema dell’appiattimento della scrittura e della politica della mediazione al ribasso in tema di linguaggio pare stare molto a cuore. Mi è capitato di scovare questa clip dello scorso gennaio sul sito della RAI dedicato alla letteratura (la clip può essere vista per intero cliccando qui):
“[...] Il linguaggio cioè deve essere totalmente funzionale alla storia, non deve intralciare lo scorrere degli eventi, non deve creare disturbo al lettore (nel frattempo trasformatosi in cliente). Deve essere quindi molto semplice per quanto riguarda lessico e sintassi. Questo anche per facilitare le traduzioni all’estero, visto che la partita dei best seller si gioca su un terreno globale, e non soltanto nei singoli mercati nazionali. [...]“
Già. Proprio di questo avevamo parlato qui qualche tempo fa… Vero è che una lingua credo sia un organismo mutante di per sè, non sta mai ferma, è votata al perenne cambiamento (e cosa non lo è?). Tuttavia la nostra (portandosi dietro la “letteratura” che verrà) per non rischiare di morire di solitudine dal momento che in casa ha pochissimi “ammiratori” – sempre meno – va a cercare fortuna all’estero. Lasciando per strada gran parte delle sue peculiarità.
Meglio dirozzarsi?
Chiudo segnalando il libro in tema (che poi è un ebook) nel nostro autore:
| Edizione: | 2011 |
| Collana: | Contromano |
| ISBN: | 9788858102961 |
| Prezzo: | 6,99 Euro |
“Il bestsellerismo è un modo di pensare secondo cui l’aspetto estetico è legato al dato di vendita (tradotto: se un libro vende è bello per forza). Il problema non è il libro di successo, ma il tentativo di replicarlo ad ogni costo. Così il bestseller non è più una categoria merceologica, bensì un genere letterario, un modello per la scrittura di altri libri”






“[...]La via d’uscita sarebbe un movimento intellettuale di critica in senso forte, nel senso che aveva quando esisteva la “teoria critica della società” [


Dunque, con il rispetto dovuto, di principesse non saprei che farmene in questo senso: sarei molto più felice di avere occasione di imboccare il lato luminoso della strada in compagnia della più gran parte della comitiva, per dire.





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Le scelte che “facciamo”
Come ebbe a dire il vecchio Silente al giovane Potter:
E’ davvero un bel libro (o un bell’ebook) il saggio/intervista di Luciano Gallino che ha per titolo La lotta di classe dopo la lotta di classe.
Ecco, per dire: soffre di povertà estrema quel segmento di popolazione mondiale che si sforza di sopravvivere (o meglio di non morire) potendo contare al massimo su un paio di dollari al giorno. Tale segmento si stima che ammonti a circa un miliardo di persone. In crescita.
Tutti esseri umani che non contano niente.
Nel suo libro Gallino afferma che il reddito del mondo, cioè l’intera ricchezza che il sistema produttivo planetario riesce a creare, «supera ormai i 65 trilioni di dollari» dove un trilione di dollari ammonta a mille miliardi.
Dice inoltre che:
Quindi, poco oltre:
Poche pagine prima, però:
Pochi esseri umani (?) chiusi nella cabina di regia che decidono per tutti.
Ora, a me è sembrato che la sproporzione di queste cifre sia così colossale da farmi sospettare che il professore fosse caduto vittima di un refuso o di un altro errore qualsiasi. Invece, più probabilmente, è solo la mia piccola inadeguatezza (etica, tutto considerato) che cerca una via di fuga per ritrarsi di fronte ad un esempio così esorbitante di brutale cinismo istituzionalizzato. Per non dire peggio.
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edit:
due piccole integrazioni:
la prima è un articolo di Luciano Gallino uscito su Repubblica proprio l’altro ieri dal titolo “Ecco come creare lavoro”. Lo si può leggere cliccando qui.
la seconda è un sito che si chiama Tecalibri che si occupa di promuovere i libri rendendone leggibili stralci molto ampi. Per farsi un’idea precisa di La lotta di classe dopo la lotta di classe è sufficiente cliccare qui.