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	<title>Commenti per goodthing.it</title>
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		<title>Commenti su E&#8217; vino. Probabilmente. di Michele</title>
		<link>http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3882&#038;cpage=1#comment-4259</link>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 19:16:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mi piacerebbe sviluppare questo discorso in maniera più articolata, portandolo un po&#039; da un&#039;altra parte; siccome però non trovo mai il tempo, mi limito per ora a questo post, che secondo me risponde bene alla tua ultima domanda.
Riporto infra un passo di Daniele Cernilli tratto dal libro “Memorie di un assaggiatore di vini” (Einaudi, 2006).
(Spero che i link mi vengano cliccabili)
http://it.wikipedia.org/wiki/Daniele_Cernilli è espertissimo di vino e uomo molto importante dell&#039;enomondo italiano. Discusso, senza entrare neanche di sguincio in vicende che non mi competono, semmai per essere parte dell&#039;establishment, non certo per essere un  pericoloso incendiario http://www.intravino.com/primo-piano/sangiorgi-vs-gambero-rosso-la-sentenza-dappello-e-le-battute-di-daniele-cernilli/.
Alla fine del suo interessante libro Cernilli elenca i 12 vini “da portare sull&#039;arca”, cioè i migliori di tutti. Proprio l&#039;ultimo è questo:

&quot;NAPA VALLEY OPUS ONE. Certo che mettere sull&#039;arca il californiano Opus One e non mettere lo Chateau Mouton-Rothschild potrebbe sembrare una mancanza di rispetto. Però se preferisco mettere il vino della dépendance americana della famiglia Rotschild una ragione c&#039;è. L&#039;Opus One che è stato, come ho raccontato altrove, il frutto di una joint-venture tra Robert Mondavi e Philippe, poi sua figlia Philippine de Rothschild, ha segnato l&#039;ingresso della California nel novero delle grandi regioni del vino, nella top class del mondo vitivinicolo mondiale”

Per chi non lo sapesse, l&#039;Opus One è il più famoso vino californiano e statunitense, Robert Mondavi è colui che ha fondato, alla metà degli anni 60, il moderno vino californiano (nota: la sua winery è stata acquisita, nel 2004, dalla Constellation Brands, una company che possiede varie e importanti case vinicole in tutto il mondo, oltre a vodke, whisky, e, ad es., la Corona), Mouton-Rotschild, lo ricordate, uno degli “sconfitti” della disfida del 1976.

Credo che il brano renda al meglio l&#039;idea di quali siano gli interessi in campo.
Non si deve però commettere l&#039;errore di confondere il mondo e la cultura del vino con quello delle griffe e dei marchi. Ma questo è un altro discorso...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi piacerebbe sviluppare questo discorso in maniera più articolata, portandolo un po&#8217; da un&#8217;altra parte; siccome però non trovo mai il tempo, mi limito per ora a questo post, che secondo me risponde bene alla tua ultima domanda.<br />
Riporto infra un passo di Daniele Cernilli tratto dal libro “Memorie di un assaggiatore di vini” (Einaudi, 2006).<br />
(Spero che i link mi vengano cliccabili)<br />
<a  href="http://it.wikipedia.org/wiki/Daniele_Cernilli" rel="nofollow">http://it.wikipedia.org/wiki/Daniele_Cernilli</a> è espertissimo di vino e uomo molto importante dell&#8217;enomondo italiano. Discusso, senza entrare neanche di sguincio in vicende che non mi competono, semmai per essere parte dell&#8217;establishment, non certo per essere un  pericoloso incendiario <a  href="http://www.intravino.com/primo-piano/sangiorgi-vs-gambero-rosso-la-sentenza-dappello-e-le-battute-di-daniele-cernilli/" rel="nofollow">http://www.intravino.com/primo-piano/sangiorgi-vs-gambero-rosso-la-sentenza-dappello-e-le-battute-di-daniele-cernilli/</a>.<br />
Alla fine del suo interessante libro Cernilli elenca i 12 vini “da portare sull&#8217;arca”, cioè i migliori di tutti. Proprio l&#8217;ultimo è questo:</p>
<p>&#8220;NAPA VALLEY OPUS ONE. Certo che mettere sull&#8217;arca il californiano Opus One e non mettere lo Chateau Mouton-Rothschild potrebbe sembrare una mancanza di rispetto. Però se preferisco mettere il vino della dépendance americana della famiglia Rotschild una ragione c&#8217;è. L&#8217;Opus One che è stato, come ho raccontato altrove, il frutto di una joint-venture tra Robert Mondavi e Philippe, poi sua figlia Philippine de Rothschild, ha segnato l&#8217;ingresso della California nel novero delle grandi regioni del vino, nella top class del mondo vitivinicolo mondiale”</p>
<p>Per chi non lo sapesse, l&#8217;Opus One è il più famoso vino californiano e statunitense, Robert Mondavi è colui che ha fondato, alla metà degli anni 60, il moderno vino californiano (nota: la sua winery è stata acquisita, nel 2004, dalla Constellation Brands, una company che possiede varie e importanti case vinicole in tutto il mondo, oltre a vodke, whisky, e, ad es., la Corona), Mouton-Rotschild, lo ricordate, uno degli “sconfitti” della disfida del 1976.</p>
<p>Credo che il brano renda al meglio l&#8217;idea di quali siano gli interessi in campo.<br />
Non si deve però commettere l&#8217;errore di confondere il mondo e la cultura del vino con quello delle griffe e dei marchi. Ma questo è un altro discorso&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su E&#8217; vino. Probabilmente. di Massi Cavallo</title>
		<link>http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3882&#038;cpage=1#comment-4258</link>
		<dc:creator>Massi Cavallo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Apr 2013 09:51:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Al contrario caro Del Colombiere :) Scaglia pure i tuoi carichi da undici, chè qui ce li palleggiamo l&#039;un l&#039;altro come Asterix e Obelix usano fare con blocchi di pietra delle piramidi.

Dico: d&#039;altra parte stiamo parlando di modi amerikeni e quelli, si sa, non è che vadano troppo per il sottile: sono amerikeni. 

Tuttavia credo di poter dire che l&#039;articolo qui sopra evidenzia alcuni elementi di interesse. Non fosse altro per cercare di decifrare l&#039;aria che tira.

E&#039; andata davvero così la Storia? E&#039; plausibile pensare che l&#039;industria enologica a stelle e strisce si sia affacciata con un certo qual grado di qualità e autorevolezza sulla platea (e sul mercato) internazionale (in Europa, in primis) in seguito a espedienti del tipo menzionato?

Chi produceva vino in America non soffriva, in un certo modo, di un blasone mutilo? Ne soffre ancora? Quanto costa la nobiltà di spada?

In fondo il metodo che si legge in filigrana pare essere efficace e sempre quello: la si butta in caciara e poi ci si erge a paladini della risoluzione definitiva vantando la padronanza di tecniche talmente raffinate e incontrovertibili da essere proprie dell&#039;arte chirurgica. Una bella scala in centesimi, per dire e un apparato editoriale adeguato a supporto per propagare la buona novella.

E dove c&#039;era il Caos ora regna l&#039;Ordine. Any better?]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Al contrario caro Del Colombiere <img src='http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  Scaglia pure i tuoi carichi da undici, chè qui ce li palleggiamo l&#8217;un l&#8217;altro come Asterix e Obelix usano fare con blocchi di pietra delle piramidi.</p>
<p>Dico: d&#8217;altra parte stiamo parlando di modi amerikeni e quelli, si sa, non è che vadano troppo per il sottile: sono amerikeni. </p>
<p>Tuttavia credo di poter dire che l&#8217;articolo qui sopra evidenzia alcuni elementi di interesse. Non fosse altro per cercare di decifrare l&#8217;aria che tira.</p>
<p>E&#8217; andata davvero così la Storia? E&#8217; plausibile pensare che l&#8217;industria enologica a stelle e strisce si sia affacciata con un certo qual grado di qualità e autorevolezza sulla platea (e sul mercato) internazionale (in Europa, in primis) in seguito a espedienti del tipo menzionato?</p>
<p>Chi produceva vino in America non soffriva, in un certo modo, di un blasone mutilo? Ne soffre ancora? Quanto costa la nobiltà di spada?</p>
<p>In fondo il metodo che si legge in filigrana pare essere efficace e sempre quello: la si butta in caciara e poi ci si erge a paladini della risoluzione definitiva vantando la padronanza di tecniche talmente raffinate e incontrovertibili da essere proprie dell&#8217;arte chirurgica. Una bella scala in centesimi, per dire e un apparato editoriale adeguato a supporto per propagare la buona novella.</p>
<p>E dove c&#8217;era il Caos ora regna l&#8217;Ordine. Any better?</p>
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	<item>
		<title>Commenti su E&#8217; vino. Probabilmente. di E. Del Colombiere</title>
		<link>http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3882&#038;cpage=1#comment-4257</link>
		<dc:creator>E. Del Colombiere</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 20:33:22 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3882#comment-4257</guid>
		<description><![CDATA[Un post come questo offre a un appassionato di vino molti spunti interessanti. Per non disperdere energie vorrei, almeno in prima battuta, concentrare l&#039;attenzione solo su quanto segue.
Capisco il fascino, il richiamo che un articolo come questo può esercitare, specialmente su chi è al di fuori del mondo del vino e sia incuriosito, e magari anche infastidito, da tutto il parlare che di vino si fa.
Tuttavia un simile approccio, a meno di non ridimensionarlo a mera provocazione, mi fa venire in mente le dispute medievali, in cui si tentava di risolvere per via teologica problemi che avevano natura scientifica o di altro tipo.
La questione è molto semplice: esistono, e sempre esisteranno, vini buoni e vini cattivi; i punteggi attribuiti dai degustatori, e le guide che li raccolgono, servono ad indicare al bevitore quelli migliori, che eventualmente comprerà. Non si tratta di un esperimento scientifico. I comportamenti dei diversi soggetti che partecipano a questa piccola, temporanea società sono governati da regole di tipo culturale: si scelgono i degustatori (e dunque le guide, o i siti, o i blog) non in base alla qualità oggettiva dei loro palati – che pure si immaginano tutti, quantomeno, “educati”- ma in base al loro retroterra, alle loro attitudini, ai loro orientamenti, che collimino il più possibile con i propri, e quindi siano utili. E infatti anche da questa parte ci sono persone, con storie, gusti, tradizioni e così via.
Quanto all&#039;ipotesi, pretesa come inficiante, che si manifestino delle “forbici” anche sensibili nelle valutazioni di un vino, è vero che essa si verifica, ma nel caso i gruppi, almeno quelli seri, ripetono la degustazione e, se le divergenze continuano, ne riferiscono nei loro resoconti, magari cercando di spiegare i punti su cui si sono divisi, e offrendo comunque informazioni fruibili.
Ancora peggio, al fallimento dell&#039;esperimento, anziché l&#039;ammissione della sconfitta, segue il corollario: che, data la dimostrata impossibilità di classificare il liquido in sé, per comprendere il comportamento dei bevitori ci si deva basare sull&#039;etichetta o, addirittura sul prezzo al contrario (nota: non si sta parlando di consumo “vebleniano”); non la voglio tirar giù pesante, ma questa è pura ideologia reazionaria, per la quale dove non c&#039;è la scienza c&#039;è il mercato (ovvero: l&#039;uomo o è animale o è consumatore), tertium, la civiltà, non datur.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un post come questo offre a un appassionato di vino molti spunti interessanti. Per non disperdere energie vorrei, almeno in prima battuta, concentrare l&#8217;attenzione solo su quanto segue.<br />
Capisco il fascino, il richiamo che un articolo come questo può esercitare, specialmente su chi è al di fuori del mondo del vino e sia incuriosito, e magari anche infastidito, da tutto il parlare che di vino si fa.<br />
Tuttavia un simile approccio, a meno di non ridimensionarlo a mera provocazione, mi fa venire in mente le dispute medievali, in cui si tentava di risolvere per via teologica problemi che avevano natura scientifica o di altro tipo.<br />
La questione è molto semplice: esistono, e sempre esisteranno, vini buoni e vini cattivi; i punteggi attribuiti dai degustatori, e le guide che li raccolgono, servono ad indicare al bevitore quelli migliori, che eventualmente comprerà. Non si tratta di un esperimento scientifico. I comportamenti dei diversi soggetti che partecipano a questa piccola, temporanea società sono governati da regole di tipo culturale: si scelgono i degustatori (e dunque le guide, o i siti, o i blog) non in base alla qualità oggettiva dei loro palati – che pure si immaginano tutti, quantomeno, “educati”- ma in base al loro retroterra, alle loro attitudini, ai loro orientamenti, che collimino il più possibile con i propri, e quindi siano utili. E infatti anche da questa parte ci sono persone, con storie, gusti, tradizioni e così via.<br />
Quanto all&#8217;ipotesi, pretesa come inficiante, che si manifestino delle “forbici” anche sensibili nelle valutazioni di un vino, è vero che essa si verifica, ma nel caso i gruppi, almeno quelli seri, ripetono la degustazione e, se le divergenze continuano, ne riferiscono nei loro resoconti, magari cercando di spiegare i punti su cui si sono divisi, e offrendo comunque informazioni fruibili.<br />
Ancora peggio, al fallimento dell&#8217;esperimento, anziché l&#8217;ammissione della sconfitta, segue il corollario: che, data la dimostrata impossibilità di classificare il liquido in sé, per comprendere il comportamento dei bevitori ci si deva basare sull&#8217;etichetta o, addirittura sul prezzo al contrario (nota: non si sta parlando di consumo “vebleniano”); non la voglio tirar giù pesante, ma questa è pura ideologia reazionaria, per la quale dove non c&#8217;è la scienza c&#8217;è il mercato (ovvero: l&#8217;uomo o è animale o è consumatore), tertium, la civiltà, non datur.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Have problems di Massi</title>
		<link>http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3988&#038;cpage=1#comment-4256</link>
		<dc:creator>Massi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Apr 2013 21:21:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Bella roba davvero. Le mie stanche sinapsi mi suggeriscono due cose subito prima delle coltri: la prima è una frase di Samuel Bellamy che ricordo di aver letto sulla copertina di un disco (era ancora un 33 giri) di Fabrizio De Andrè:

&quot;...io sono un principe libero e ho altrettanta autorità di fare guerra al mondo intero quanto colui che ha cento navi in mare.&quot;

La seconda è più un proposito: devo proprio buttar giù qualche riga su un libro di Alberto Prunetti che ho letto da poco. Si chiama &quot;Potassa&quot; e parla di anarchici maremmani intorno agli anni &#039;20 del novecento.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bella roba davvero. Le mie stanche sinapsi mi suggeriscono due cose subito prima delle coltri: la prima è una frase di Samuel Bellamy che ricordo di aver letto sulla copertina di un disco (era ancora un 33 giri) di Fabrizio De Andrè:</p>
<p>&#8220;&#8230;io sono un principe libero e ho altrettanta autorità di fare guerra al mondo intero quanto colui che ha cento navi in mare.&#8221;</p>
<p>La seconda è più un proposito: devo proprio buttar giù qualche riga su un libro di Alberto Prunetti che ho letto da poco. Si chiama &#8220;Potassa&#8221; e parla di anarchici maremmani intorno agli anni &#8217;20 del novecento.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Have problems di Riccardo</title>
		<link>http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3988&#038;cpage=1#comment-4255</link>
		<dc:creator>Riccardo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Apr 2013 11:06:14 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3988#comment-4255</guid>
		<description><![CDATA[Premetto che in questo momento la mia è più una necessità di capire che di esprimere un giudizio, dato che del contenuto di questo brevetto sugli ebook usati se ne sa ancora poco. Comunque, ammesso che per i lettori potrebbe essere (nell&#039;immediato) una buona notizia, dato che avrebbero la possibilità di rivendere il libro letto e quindi comprarne un altro, l&#039;aspetto da risolvere è quello sui diritti. Mi spiego. Vendere un ebook usato vuol dire venderne la licenza. Non si tratterebbe, quindi, se ho capito bene, di un numero illimitato di download messo a disposizione dal distributore come avviene per i normali ebook, ma di un numero di download limitato al numero di licenze rimesse in vendita dai lettori. Però, proprio perché parliamo di licenze già acquistate, non sarebbe compreso nel prezzo alcun riconoscimento dei diritti né all&#039;autore né all&#039;editore. Di fatto, se così fosse, Amazon e Apple avrebbero trovato il modo di creare un mercato librario alternativo che, tagliando fuori autori e editori, andrebbe a tutto vantaggio dei distributori. E siccome un &quot;usato digitale&quot; non è logorato come avviene per la carta, ma è in tutto e per tutto una copia uguale all&#039;originale, ovvio che le licenze usate, che costerebbero meno (non dovendo pagare diritti d&#039;autore), finirebbero con l&#039;essere preferite nell&#039;acquisto rispetto all&#039;originale. In pratica si aprirebbe la possibilità di commercializzare opere senza pagare diritti di sfruttamento. Per due colossi della distribuzione sarebbe una svolta epocale. Lo scenario potrebbe tradursi in un programma al quale il lettore può aderire e attraverso il quale il libro che ha acquistato viene poi rimesso in vendita una volta finito di leggere con un accredito sul proprio conto. Con questo sistema lo store si garantirebbe un sostanzioso mercato parallelo nel quale anche titoli tenuti dagli editori a prezzi alti (magari qualche ghiotta novità che di solito ha lo scopo di ripagare i prezzi bassi degli altri titoli) potrebbero circolare a prezzi decisamente ridotti perché non comprensivi di diritti d&#039;autore. L&#039;aspetto deprimente della vicenda è che mentre i colossi della distribuzione digitale si preparano a questa mossa (ma ripeto che il tutto è frutto più di un mio tentativo di capire che di notizie fondate) gli editori continuano a parlare dell&#039;odore della carta, il legislatore è impegnato a stabilire qual è lo sconto massimo applicabile ai libri di carta e i distributori digitali che dovrebbe fare concorrenza ad Amazon sono schiacciati dalla demenziale politica dei drm (voluti dagli editori di carta) e dall&#039;Iva, che per un loro ebook è al 21 per cento perché i libri digitali non sono assimilati a quelli di carta (che pagano il 4 per cento), pur essendo identificati dal codice di identificazione libraria Isbn, ma sono considerati a fini fiscali dei software, mentre per gli stessi ebook Amazon (che ha i server in Lussemburgo) paga il 3 per cento. Lo dico da utente di Kindle e self publisher che ha avuto grazie ad Amazon la possibilità di essere letto da un buon numero di persone (lo specifico non per boria, ma per trasparenza del ragionamento): il vero problema è un&#039;editoria impreparata a quello che sta accadendo, che non vuole mettere in discussione rendite che si ostina erroneamente a percepire come garantite, e un contesto politico che nella sua arretratezza non è in grado di gestire questo passaggio (o non vuole farlo) e lo affida totalmente al mercato. Del resto, la stessa Unione europea ha accusato la Francia di concorrenza sleale perché ha assimilato l&#039;imposta sugli ebook a quella dei libri di carta (portando entrambe al 7 per cento), sanzionando di fatto una decisione che, al contrario, avrebbe dovuto essere di esempio.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Premetto che in questo momento la mia è più una necessità di capire che di esprimere un giudizio, dato che del contenuto di questo brevetto sugli ebook usati se ne sa ancora poco. Comunque, ammesso che per i lettori potrebbe essere (nell&#8217;immediato) una buona notizia, dato che avrebbero la possibilità di rivendere il libro letto e quindi comprarne un altro, l&#8217;aspetto da risolvere è quello sui diritti. Mi spiego. Vendere un ebook usato vuol dire venderne la licenza. Non si tratterebbe, quindi, se ho capito bene, di un numero illimitato di download messo a disposizione dal distributore come avviene per i normali ebook, ma di un numero di download limitato al numero di licenze rimesse in vendita dai lettori. Però, proprio perché parliamo di licenze già acquistate, non sarebbe compreso nel prezzo alcun riconoscimento dei diritti né all&#8217;autore né all&#8217;editore. Di fatto, se così fosse, Amazon e Apple avrebbero trovato il modo di creare un mercato librario alternativo che, tagliando fuori autori e editori, andrebbe a tutto vantaggio dei distributori. E siccome un &#8220;usato digitale&#8221; non è logorato come avviene per la carta, ma è in tutto e per tutto una copia uguale all&#8217;originale, ovvio che le licenze usate, che costerebbero meno (non dovendo pagare diritti d&#8217;autore), finirebbero con l&#8217;essere preferite nell&#8217;acquisto rispetto all&#8217;originale. In pratica si aprirebbe la possibilità di commercializzare opere senza pagare diritti di sfruttamento. Per due colossi della distribuzione sarebbe una svolta epocale. Lo scenario potrebbe tradursi in un programma al quale il lettore può aderire e attraverso il quale il libro che ha acquistato viene poi rimesso in vendita una volta finito di leggere con un accredito sul proprio conto. Con questo sistema lo store si garantirebbe un sostanzioso mercato parallelo nel quale anche titoli tenuti dagli editori a prezzi alti (magari qualche ghiotta novità che di solito ha lo scopo di ripagare i prezzi bassi degli altri titoli) potrebbero circolare a prezzi decisamente ridotti perché non comprensivi di diritti d&#8217;autore. L&#8217;aspetto deprimente della vicenda è che mentre i colossi della distribuzione digitale si preparano a questa mossa (ma ripeto che il tutto è frutto più di un mio tentativo di capire che di notizie fondate) gli editori continuano a parlare dell&#8217;odore della carta, il legislatore è impegnato a stabilire qual è lo sconto massimo applicabile ai libri di carta e i distributori digitali che dovrebbe fare concorrenza ad Amazon sono schiacciati dalla demenziale politica dei drm (voluti dagli editori di carta) e dall&#8217;Iva, che per un loro ebook è al 21 per cento perché i libri digitali non sono assimilati a quelli di carta (che pagano il 4 per cento), pur essendo identificati dal codice di identificazione libraria Isbn, ma sono considerati a fini fiscali dei software, mentre per gli stessi ebook Amazon (che ha i server in Lussemburgo) paga il 3 per cento. Lo dico da utente di Kindle e self publisher che ha avuto grazie ad Amazon la possibilità di essere letto da un buon numero di persone (lo specifico non per boria, ma per trasparenza del ragionamento): il vero problema è un&#8217;editoria impreparata a quello che sta accadendo, che non vuole mettere in discussione rendite che si ostina erroneamente a percepire come garantite, e un contesto politico che nella sua arretratezza non è in grado di gestire questo passaggio (o non vuole farlo) e lo affida totalmente al mercato. Del resto, la stessa Unione europea ha accusato la Francia di concorrenza sleale perché ha assimilato l&#8217;imposta sugli ebook a quella dei libri di carta (portando entrambe al 7 per cento), sanzionando di fatto una decisione che, al contrario, avrebbe dovuto essere di esempio.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Have problems di Massi</title>
		<link>http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3988&#038;cpage=1#comment-4254</link>
		<dc:creator>Massi</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2013 21:14:30 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3988#comment-4254</guid>
		<description><![CDATA[Anche io, caro emissario (ma il titolare era occupato, per caso?) credo molto nei percorsi collettivi. Questo in cui ci troviamo, per dire, ambirebbe ad esserlo in maniera molto pronunciata e proprio nella direzione della ricerca e produzione - in un senso molto lato - di senso.  

Il digitale in ambito editoriale ha senza dubbio liberato energie e aperto qualche possibilità in più. Nel breve periodo se non altro, facendo un piccolo inciso sul self-publishing, mi auguro che allontani il più possibile gli aspiranti scrittori dagli editori a pagamento. Ne esistono a migliaia di questi ultimi e prosperano sulla frustrazione di un numero esorbitante di &#039;incompresi&#039; cui spillare quattrini. Eco ne scrisse un ritratto memorabile su uno dei suoi &lt;a href=&quot;http://bompiani.rcslibri.corriere.it/libro/4749_il_pendolo_di_foucault_eco.html&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;romanzi&lt;/a&gt;: era l&#039;88, molto prima della rivoluzione informatica-internet di massa.

Prescindendo da questo, il mio modesto avviso in tutta questa faccenda è che la parola scritta non è mai stata più a buon mercato di oggi e questo è un elemento che può fare una grossa differenza; anzi probabilmente la sta già facendo. E&#039; tutta salute. Sul lungo periodo può significare la disponibilità per chiunque a costi bassissimi di tutto quanto è stato prodotto in termini di pensiero, di ricerca, di elaborazione, di creatività... visto che, si sa, il pensiero si declina attraverso le parole.

Il libro di carta in fondo non è che una tecnologia efficace per trasmettere le lettere dell&#039;alfabeto ma oggi sta diventando sempre meno efficiente.  Il che non vuol dire che andrà a sparire. In fondo articoli come quello menzionato nel post qui sopra non sono altro che un invito ad avere il coraggio di abbandonare, o al più riconsiderare, i paradigmi che sono andati bene (ma per chi?) fino ad oggi. L&#039;errore da evitare, cioè, è quello di pensare il digitale editoriale con le categorie del cartaceo editoriale: copia, pubblico, distribuzione... e prezzo.

Solo per fare un piccolo esempio: qualche giorno fa mi è capitato di leggere un&#039;&lt;a href=&quot;http://www.carmillaonline.com/archives/2013/03/004660.html#004660&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;intervista&lt;/a&gt; molto stimolante rispetto di un &lt;a href=&quot;http://www.ibs.it/code/9788804625254/franzinelli-mimmo/prigioniero-di-sal-ograve-mussolini.html&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;libro&lt;/a&gt; di Mimmo Franzinelli che si intitola &quot;Il prigioniero di Salò. Mussolini e la tragedia italiana del 1943-1945&quot;. Su Twitter, con un poco di sarcasmo, ho &lt;a href=&quot;https://twitter.com/massi_goodthing/status/314248465540591617&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;scritto&lt;/a&gt; che storicizzare e demitizzare in chiave antifascista ormai è roba da ricconi dal momento che il libro (202 pagine) è prezzato 19 euro. Di questi tempi. E l&#039;ebook 9.99. Non so se mi spiego.

Certo: prezzo in linea con l&#039;offerta, ma il punto non è questo. Il punto è l&#039;oggetto del libro che è uno strumento di crescita civile importante senza il quale si è meno consapevoli della complicata realtà con la quale tocca confrontarci.

Detto questo lo spazio per la figura dell&#039;editore credo che continui (e continuerà) ad esserci ad abundantiam: Shirky scrive di bisogno disperato di editing, per dire. Ma infine, da che mondo è mondo, l&#039;editore non è sempre stato quello che ci metteva i soldi se e quando credeva fosse il caso?  Ecco un ottimo metodo per smascherare i cialtroni :)]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Anche io, caro emissario (ma il titolare era occupato, per caso?) credo molto nei percorsi collettivi. Questo in cui ci troviamo, per dire, ambirebbe ad esserlo in maniera molto pronunciata e proprio nella direzione della ricerca e produzione &#8211; in un senso molto lato &#8211; di senso.  </p>
<p>Il digitale in ambito editoriale ha senza dubbio liberato energie e aperto qualche possibilità in più. Nel breve periodo se non altro, facendo un piccolo inciso sul self-publishing, mi auguro che allontani il più possibile gli aspiranti scrittori dagli editori a pagamento. Ne esistono a migliaia di questi ultimi e prosperano sulla frustrazione di un numero esorbitante di &#8216;incompresi&#8217; cui spillare quattrini. Eco ne scrisse un ritratto memorabile su uno dei suoi <a  href="http://bompiani.rcslibri.corriere.it/libro/4749_il_pendolo_di_foucault_eco.html" target="_blank" rel="nofollow">romanzi</a>: era l&#8217;88, molto prima della rivoluzione informatica-internet di massa.</p>
<p>Prescindendo da questo, il mio modesto avviso in tutta questa faccenda è che la parola scritta non è mai stata più a buon mercato di oggi e questo è un elemento che può fare una grossa differenza; anzi probabilmente la sta già facendo. E&#8217; tutta salute. Sul lungo periodo può significare la disponibilità per chiunque a costi bassissimi di tutto quanto è stato prodotto in termini di pensiero, di ricerca, di elaborazione, di creatività&#8230; visto che, si sa, il pensiero si declina attraverso le parole.</p>
<p>Il libro di carta in fondo non è che una tecnologia efficace per trasmettere le lettere dell&#8217;alfabeto ma oggi sta diventando sempre meno efficiente.  Il che non vuol dire che andrà a sparire. In fondo articoli come quello menzionato nel post qui sopra non sono altro che un invito ad avere il coraggio di abbandonare, o al più riconsiderare, i paradigmi che sono andati bene (ma per chi?) fino ad oggi. L&#8217;errore da evitare, cioè, è quello di pensare il digitale editoriale con le categorie del cartaceo editoriale: copia, pubblico, distribuzione&#8230; e prezzo.</p>
<p>Solo per fare un piccolo esempio: qualche giorno fa mi è capitato di leggere un&#8217;<a  href="http://www.carmillaonline.com/archives/2013/03/004660.html#004660" target="_blank" rel="nofollow">intervista</a> molto stimolante rispetto di un <a  href="http://www.ibs.it/code/9788804625254/franzinelli-mimmo/prigioniero-di-sal-ograve-mussolini.html" target="_blank" rel="nofollow">libro</a> di Mimmo Franzinelli che si intitola &#8220;Il prigioniero di Salò. Mussolini e la tragedia italiana del 1943-1945&#8243;. Su Twitter, con un poco di sarcasmo, ho <a  href="https://twitter.com/massi_goodthing/status/314248465540591617" target="_blank" rel="nofollow">scritto</a> che storicizzare e demitizzare in chiave antifascista ormai è roba da ricconi dal momento che il libro (202 pagine) è prezzato 19 euro. Di questi tempi. E l&#8217;ebook 9.99. Non so se mi spiego.</p>
<p>Certo: prezzo in linea con l&#8217;offerta, ma il punto non è questo. Il punto è l&#8217;oggetto del libro che è uno strumento di crescita civile importante senza il quale si è meno consapevoli della complicata realtà con la quale tocca confrontarci.</p>
<p>Detto questo lo spazio per la figura dell&#8217;editore credo che continui (e continuerà) ad esserci ad abundantiam: Shirky scrive di bisogno disperato di editing, per dire. Ma infine, da che mondo è mondo, l&#8217;editore non è sempre stato quello che ci metteva i soldi se e quando credeva fosse il caso?  Ecco un ottimo metodo per smascherare i cialtroni <img src='http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su «Zona d&#8217;ombra», quasi una presentazione di &#8220;Zona d&#8217;Ombra&#8221; &#124; Bearer of Sins</title>
		<link>http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3971&#038;cpage=1#comment-4253</link>
		<dc:creator>&#8220;Zona d&#8217;Ombra&#8221; &#124; Bearer of Sins</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2013 12:16:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3971#comment-4253</guid>
		<description><![CDATA[[...] Per chi ancora non l&#8217;ha fatto, consiglio caldamente l&#8217;acquisto dell&#8217;ebook &#8220;Zona d&#8217;Ombra&#8221; di Riccardo Bruni. Non ve ne pentirete! Ecco il link dove poterlo [...]]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Per chi ancora non l&#8217;ha fatto, consiglio caldamente l&#8217;acquisto dell&#8217;ebook &#8220;Zona d&#8217;Ombra&#8221; di Riccardo Bruni. Non ve ne pentirete! Ecco il link dove poterlo [...]</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Have problems di Massi</title>
		<link>http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3988&#038;cpage=1#comment-4252</link>
		<dc:creator>Massi</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2013 04:33:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3988#comment-4252</guid>
		<description><![CDATA[Prima di aggiungere il mio commento vorrei indirizzare il cono di luce su questo articolo di Repubblica:
http://www.repubblica.it/tecnologia/2013/04/02/news/ebook_usati-55770740/?ref=HRERO-1

perchè mi sono chiesto (e dunque rimetto anche a voi la domanda) il senso ultimo del concetto di ebook di seconda mano. A prescindere dal versante commerciale pare non averne molto. 

Amazon comunque sta diventando una soggettività ogni giorno più ingombrante e questo è un elemento da non sottovalutare per niente.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Prima di aggiungere il mio commento vorrei indirizzare il cono di luce su questo articolo di Repubblica:<br />
<a  href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2013/04/02/news/ebook_usati-55770740/?ref=HRERO-1" rel="nofollow">http://www.repubblica.it/tecnologia/2013/04/02/news/ebook_usati-55770740/?ref=HRERO-1</a></p>
<p>perchè mi sono chiesto (e dunque rimetto anche a voi la domanda) il senso ultimo del concetto di ebook di seconda mano. A prescindere dal versante commerciale pare non averne molto. </p>
<p>Amazon comunque sta diventando una soggettività ogni giorno più ingombrante e questo è un elemento da non sottovalutare per niente.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Have problems di emissario del colombiere</title>
		<link>http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3988&#038;cpage=1#comment-4251</link>
		<dc:creator>emissario del colombiere</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Mar 2013 12:02:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3988#comment-4251</guid>
		<description><![CDATA[Di sicuro la prima reazione di un non-e lettore quale io sono, di fronte alla situazione, alla trasformazione descritta è il desiderio di aggiornarsi e di maneggiare i nuovi strumenti per capire quello che sta accadendo, e insieme una sorta di intima soddisfazione nel vedere che qualcosa si muove, che la rendita di posizione del vecchio tipo di editore è esaurita, che si aprono possibilità di pubblicare per autori che altrimenti avrebbero avuto chiuse le strade.
Mi domando, e domando a voi, come nel complesso dei mutamenti in atto si possano cogliere opportunità per ridisegnare percorsi culturali collettivi, per trovare riferimenti e luoghi in cui sia prodotto un senso e vi sia la possibilità di mettere a sistema idee ecc. insieme con altre persone. Nelle case editrici, e più in generale nella nostra società, questi riferimenti mancano da ben prima della rivoluzione informatica-internet.
Qui mi fermo perché non vorrei allargarmi troppo.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Di sicuro la prima reazione di un non-e lettore quale io sono, di fronte alla situazione, alla trasformazione descritta è il desiderio di aggiornarsi e di maneggiare i nuovi strumenti per capire quello che sta accadendo, e insieme una sorta di intima soddisfazione nel vedere che qualcosa si muove, che la rendita di posizione del vecchio tipo di editore è esaurita, che si aprono possibilità di pubblicare per autori che altrimenti avrebbero avuto chiuse le strade.<br />
Mi domando, e domando a voi, come nel complesso dei mutamenti in atto si possano cogliere opportunità per ridisegnare percorsi culturali collettivi, per trovare riferimenti e luoghi in cui sia prodotto un senso e vi sia la possibilità di mettere a sistema idee ecc. insieme con altre persone. Nelle case editrici, e più in generale nella nostra società, questi riferimenti mancano da ben prima della rivoluzione informatica-internet.<br />
Qui mi fermo perché non vorrei allargarmi troppo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Have problems di arientifoto</title>
		<link>http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3988&#038;cpage=1#comment-4250</link>
		<dc:creator>arientifoto</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Mar 2013 08:32:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3988#comment-4250</guid>
		<description><![CDATA[Come ha già ben sintetizzato RIccardo: Amazon non va a sostituire l&#039;editore.
L&#039;autore, semmai, potrebbe.
L&#039;editore, come è giusto, cambia un po&#039; ruolo e deve riuscire ad averne le capacità: varrà pure qualcosa il fatto che il libro in vetrina (digitale, ci mancherebbe) sia marcato Einaudi, Stampa Alternativa o Mario Rossi. Senza contare recensioni, promozione e quant&#039;altro, basta pensare alla musica.
Pensando alla musica, però, viene in mente che un parallelo, un po&#039; diverso per questioni anagrafiche, esiste con il periodo delle etichette e distributori indipendenti (Inghilterra, punk e dintorni).
Il dato è che quella realtà, altrettanto rivoluzionaria negli intenti e nei modi, ha sicuramente portato alla luce autori, buoni o cattivi non ci riguarda, che non avrebbero probabilmente trovato altra via, ma, di fatto, non ha affossato le major.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Come ha già ben sintetizzato RIccardo: Amazon non va a sostituire l&#8217;editore.<br />
L&#8217;autore, semmai, potrebbe.<br />
L&#8217;editore, come è giusto, cambia un po&#8217; ruolo e deve riuscire ad averne le capacità: varrà pure qualcosa il fatto che il libro in vetrina (digitale, ci mancherebbe) sia marcato Einaudi, Stampa Alternativa o Mario Rossi. Senza contare recensioni, promozione e quant&#8217;altro, basta pensare alla musica.<br />
Pensando alla musica, però, viene in mente che un parallelo, un po&#8217; diverso per questioni anagrafiche, esiste con il periodo delle etichette e distributori indipendenti (Inghilterra, punk e dintorni).<br />
Il dato è che quella realtà, altrettanto rivoluzionaria negli intenti e nei modi, ha sicuramente portato alla luce autori, buoni o cattivi non ci riguarda, che non avrebbero probabilmente trovato altra via, ma, di fatto, non ha affossato le major.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Have problems di Riccardo</title>
		<link>http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3988&#038;cpage=1#comment-4249</link>
		<dc:creator>Riccardo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Mar 2013 20:07:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3988#comment-4249</guid>
		<description><![CDATA[Il digitale ha liberato energie e ha smosso le acque, ha consentito la nascita di un contesto di editoria indipendente che può, finalmente, affermarsi svincolandosi da quelle logiche distributive che ne hanno da sempre limitato le potenzialità. 

Il self publishing ne è forse l&#039;espressione più estrema, che ha posto al centro del sistema la figura dell&#039;autore, attorno al quale il ruolo dell&#039;editore deve ricomporsi in un assetto completamente nuovo. Perché la pubblicazione è solo l&#039;ultimo atto di un percorso che ha  ancora bisogno di un lavoro editoriale alle spalle.

In questo scenario l&#039;editore può muoversi verso un modello &quot;piattaforma&quot; che gestisce servizi per gli autori, ovviamente mantenendo la capacità di selezionarli secondo i criteri editoriali  che ne definiscono l&#039;identità. Non si tratta, quindi, soltanto di trasportare nel digitale pratiche editoriali consolidate, ma di appropriarsi di strumenti diversi e di conoscenze, anche tecnologiche, diverse. Ed è qui, purtroppo, che il nostro panorama è in ritardo.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il digitale ha liberato energie e ha smosso le acque, ha consentito la nascita di un contesto di editoria indipendente che può, finalmente, affermarsi svincolandosi da quelle logiche distributive che ne hanno da sempre limitato le potenzialità. </p>
<p>Il self publishing ne è forse l&#8217;espressione più estrema, che ha posto al centro del sistema la figura dell&#8217;autore, attorno al quale il ruolo dell&#8217;editore deve ricomporsi in un assetto completamente nuovo. Perché la pubblicazione è solo l&#8217;ultimo atto di un percorso che ha  ancora bisogno di un lavoro editoriale alle spalle.</p>
<p>In questo scenario l&#8217;editore può muoversi verso un modello &#8220;piattaforma&#8221; che gestisce servizi per gli autori, ovviamente mantenendo la capacità di selezionarli secondo i criteri editoriali  che ne definiscono l&#8217;identità. Non si tratta, quindi, soltanto di trasportare nel digitale pratiche editoriali consolidate, ma di appropriarsi di strumenti diversi e di conoscenze, anche tecnologiche, diverse. Ed è qui, purtroppo, che il nostro panorama è in ritardo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su «Zona d&#8217;ombra», quasi una presentazione di «Zona d&#8217;ombra», quasi una presentazione &#124; Tannhauser</title>
		<link>http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3971&#038;cpage=1#comment-4248</link>
		<dc:creator>«Zona d&#8217;ombra», quasi una presentazione &#124; Tannhauser</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Mar 2013 11:14:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3971#comment-4248</guid>
		<description><![CDATA[[...] continua a leggere su Goodthing [...]]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] continua a leggere su Goodthing [...]</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Intervista a Alessandro Barbero di La difficile memoria &#124; goodthing.it</title>
		<link>http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=2534&#038;cpage=1#comment-4233</link>
		<dc:creator>La difficile memoria &#124; goodthing.it</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Nov 2012 16:37:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=2534#comment-4233</guid>
		<description><![CDATA[[...] c’è fra  memoria e storia. I più affezionati certamente ricorderanno che se ne parlò anche qui. E’ un tema fondamentale e da tenere bene a mente ogni qual volta (ultimamente accade molto [...]]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] c’è fra  memoria e storia. I più affezionati certamente ricorderanno che se ne parlò anche qui. E’ un tema fondamentale e da tenere bene a mente ogni qual volta (ultimamente accade molto [...]</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Farsi tradurre di Bello per forza: il bestseller &#124; goodthing.it</title>
		<link>http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=2356&#038;cpage=1#comment-2063</link>
		<dc:creator>Bello per forza: il bestseller &#124; goodthing.it</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 May 2012 10:17:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=2356#comment-2063</guid>
		<description><![CDATA[[...] Proprio di questo avevamo parlato qui qualche tempo fa&#8230; Vero è che una lingua credo sia un organismo mutante di per sè, non sta [...]]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Proprio di questo avevamo parlato qui qualche tempo fa&#8230; Vero è che una lingua credo sia un organismo mutante di per sè, non sta [...]</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Dove il folle diamante risplende ancora di Riccardo Bruni</title>
		<link>http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3689&#038;cpage=1#comment-1826</link>
		<dc:creator>Riccardo Bruni</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 16:53:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3689#comment-1826</guid>
		<description><![CDATA[In effetti è proprio quella che ho comprato io!]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>In effetti è proprio quella che ho comprato io!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
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