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	<title>goodthing.it</title>
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	<description>Un blog per quel che vale</description>
	<lastBuildDate>Sat, 06 Apr 2013 07:43:23 +0000</lastBuildDate>
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		<title>E&#8217; vino. Probabilmente.</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Apr 2013 07:32:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sir Robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Indirizzato da una catena di link mi capita di approdare sul sito web del New Yorker, celeberrimo periodico culturale, e trovare ivi un breve post a tema enologico dal titolo brutale: “Does All Wine Taste The Same?”. Il contenuto desta la &#8230; <a href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3882">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Indirizzato da una catena di link mi capita di approdare sul sito web del <strong>New Yorker</strong>, celeberrimo periodico culturale, e trovare ivi un breve <a  href="http://www.newyorker.com/online/blogs/frontal-cortex/2012/06/wine-taste.html" target="_blank">post</a> a tema enologico dal titolo brutale: “Does All Wine Taste The Same?”. Il contenuto desta la mia attenzione. L’articolista si chiede se tutti i vini, in fondo, non abbiano lo stesso sapore. La risposta di costui è sì (in fondo) <sup class='footnote'><a  href="#fn-3882-1" id="fnref-3882-1" onclick="return fdfootnote_show(3882)">1</a></sup>.</p>
<p>Si chiama, l’estensore dell’elaborato, <strong>Jonah Lehrer</strong> (ultimamente <a  href="http://www.ilpost.it/2012/11/20/jonah-lehrer/" target="_blank">molto chiacchierato</a>) e per dimostrare la sua tesi parte dai risultati di un <em>blind tasting </em>del maggio <strong>1976</strong> dovuto all’iniziativa di tale <strong>Steven Spurrier</strong>, inglese e mercante di vino, appassionato sostenitore della superiorità dei vini francesi che mai avrebbe ammesso l’eventualità di un vino di <strong>Bordeaux</strong> peggiore di uno della <strong>Napa Valley</strong>, <strong>California</strong>. Ci mancherebbe solo che questi mandriani…<span id="more-3882"></span></p>
<p>Naturalmente il test, che consiste nel far assaggiare a undici esperti completamente bendati vari <strong>Cabernet</strong> e <strong>Chardonnay</strong> per poi votarli utilizzando una scala in ventesimi, lo contraddice in pieno: si impone un vino <em>yankee</em>, lo <em>Stag&#8217;s Leap Wine Cellars.</em></p>
<p>Ma forse che i vini francesi erano stati degustati in maniera impropria poiché troppo poco invecchiati? Il test viene ripetuto anni dopo e di nuovo vince <strong>Napa Valley</strong>. L’esperimento riscuote un’eco così vasta che, posto che il cuore del mercante inglese e ideatore della tenzone fosse puro <em>ab initio</em>, sortisce un effetto opposto a quello auspicato e <a  href="http://www.npr.org/templates/story/story.php?storyId=5435227" target="_blank">legittima</a> su scala mondiale, e da lì in avanti, il vino a stelle e strisce, specie quello californiano.</p>
<p>Una caso che presumo sia arcinoto per chiunque si intenda un poco di questa materia infida e un contest poi divenuto <a  href="http://en.wikipedia.org/wiki/Judgment_of_Paris_(wine)" target="_blank">famoso</a> col nome di <em><strong>Giudizio di Paride</strong></em>.</p>
<p>Un’altra <a  href="http://en.wikipedia.org/wiki/Judgment_of_Princeton" target="_blank">competizione</a> simile ha avuto luogo recentemente, lo scorso giugno, e ha visto confrontarsi i migliori vini francesi contro quelli di un’altra regione americana, il <strong>New Jersey</strong>, costa orientale. Il setting è stato rispettato di nuovo a puntino: etichette altisonanti d’oltralpe come <em>Château Mouton-Rothschild</em> o <em>Château Haut-Brion</em> davanti a Chardonnay provenienti dall’area di <strong>Mulica Hill</strong> e di <strong>Unionville</strong>, il tutto alla presenza di nove esperti giudici americani, francesi e belgi rigorosamente all’oscuro delle etichette; il vino versato in calici anonimi. Trapezisti senza rete.</p>
<p><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='640' height='390' src='http://www.youtube.com/embed/5CauYc4VSJU?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span></p>
<p>Nel <em>Judgment of Princeton</em> a imporsi sono stati i vini francesi sia bianchi che rossi. Tuttavia i vini statunitensi hanno tenuto botta in maniera talmente dignitosa che la competizione ha donato loro istantaneo spessore internazionale. Cioè tanti soldi.</p>
<p>E&#8217; doveroso aggiungere che il vino del <strong>New Jersey</strong> si vende a un ventesimo del prezzo di una qualsiasi delle controparti francesi. Ma va anche sottolineata la poca coerenza espressa dai giudici attraverso l’attribuzione delle loro rispettive cifre di valutazione in ventesimi, visto che il <em>Mouton-Rothschild</em>, per esempio, ha avuto una  forbice di valutazione ampia: <strong>11</strong> il valore più basso, <strong>19.5</strong> quello più alto.</p>
<p>C’è chi <a  href="http://marginalrevolution.com/marginalrevolution/2012/06/karl-storchmann-reports-from-the-front.html" target="_blank">ha affermato</a> inoltre l’assoluta inconsistenza statistica di un confronto condotto in quei termini tanto che non ci sarebbe nulla di strano se ripetendo il test dovessero andare a vincere i vini della <em>east coast</em>.</p>
<p>Il problema è che giudicare il sapore in maniera oggettiva è un incombenza difficile anche per un professionista dal momento che la valutazione va a basarsi su ordini di differenza così infinitesimali da risultare controversi al massimo grado. Per esempio nella competizione di <strong>Princeton</strong> i vini risultati vincitori (sia nel campo dei bianchi che in quello dei rossi) erano stati giudicati come i peggiori da almeno uno dei giudici.</p>
<p>E’ questa ambiguità intrinseca che spiega il motivo per cui chi si trova a dover giudicare un vino nella maniera consueta, e cioè al cospetto della sua etichetta, può essere influenzato da quest’ultima in maniera decisiva. Altri esperimenti hanno dimostrato che camuffando di rosso un vino bianco questo viene descritto dall’esperto di turno attraverso una terminologia impropria o, meglio, propria dei vini rossi.</p>
<p>Ancora altri test dimostrano che travisando (oppure travasando) in una bottiglia di gran classe un vino da poco gli aggettivi adoperati dall’intenditore sono convenientemente altisonanti, una volta attivato il protocollo degustativo.</p>
<p><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='640' height='390' src='http://www.youtube.com/embed/s9mIBhqYO38?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span></p>
<p>Figuriamoci cosa potrebbe capirne un non esperto. Ecco spiegato il motivo del gran successo editoriale delle valutazioni in centesimi, quelle che hanno trasformato i lettori interessati a quale vino acquistare per non fare una brutta figura (se invitati a cena dalla figlia del re) in altrettanti <a  href="http://it.wikipedia.org/wiki/Billy_Beane" target="_blank">Billy Beane</a>, l’allenatore di baseball reso noto dal film <em><a  href="http://www.mymovies.it/film/2011/moneyball/" target="_blank">Moneyball</a> </em>(che merita, sì): reclutava i giocatori della propria squadra basandosi esclusivamente sui numeri statistici delle loro prestazioni prescindendo da tutto il resto: età, salute fisica o mentale, carattere.</p>
<p>Il che però restituisce alla gran massa dei lettori un senso di precisione che è falso perché non esiste: dove sta la differenza fra un <em>Merlot</em> del <strong>New Jersey</strong> valutato <strong>89</strong> su <strong>100</strong> e un vino di <strong>Bordeaux</strong> valutato <strong>91</strong> su <strong>100</strong>? E quanto vale in termini di soldi una differenza di due punti?  Non saranno solo chiacchiere? Le chiacchiere valgono soldi?</p>
<p>C&#8217;è una &#8220;morale&#8221; neuroscientifica in questa storia? Se questi test hanno qualche cosa da insegnare &#8211; dice <strong>Lehrer</strong> &#8211; è che i nostri sensi hanno dei limiti e lavorano più nella direzione della semplificazione che non della complessità; più verso la <em>reductio ad unum</em> che non verso la codificazione pedissequa di un universo composto da un’infinità di mondi possibili o di identità declinate nel segno della molteplicità.</p>
<p>Ci raccontiamo il mondo con il lessico di cui siamo dotati, lo riduciamo alla nostra misura. Io credo che si tratti di quello stesso fenomeno che in psicologia cognitiva viene definito <em>normalizzazione</em>: quando ci mostrano una lettera <strong>A</strong> capovolta diciamo appunto che si tratta di una <strong>A</strong> capovolta e non di un segno a sé stante ma sconosciuto per il quale è necessario creare una Nuova Cartella.</p>
<p>Per questo motivo cerchiamo di supplire con la cultura alla vaghezza e ai limiti connaturati ai nostri sensi. Dunque, dice in conclusione il buon (?) <strong>Jonah</strong>:</p>
<blockquote><p><a  href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2012/11/JL.jpg" class="thickbox no_icon" title="JL"><img class="alignleft size-full wp-image-3889" title="JL" alt="" src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2012/11/JL.jpg" width="58" height="58" /></a>«Non è che quelle belle botti francesi di rovere o quelle viti potate con gran cura non contino nulla. E’ che l’etichetta della bottiglia e il prezzo sono spesso più importanti».</p></blockquote>
<div id='stb-box-9846' class='stb-alert_box' style="color:#000000; border-top-color: #28d636; border-left-color: #28d636; border-right-color: #28d636; border-bottom-color: #28d636; background-color: #f0ffff; background-image: url(none); min-height: 20px; padding-left: 5px; "></p>
<p><strong>Due parole sull’autore dell’articolo qui grossolanamente parafrasato:</strong></p>
<p><strong>Jonah Lehrer</strong> pare essere una sorta di divulgatore scientifico americano versato nel campo delle neuroscienze, materia che all&#8217;interno dei suoi post opportunamente mescola a potenti dosi di <em>mass culture</em> e letteratura. In <strong>USA</strong> lui e questa formula hanno avuto un successone; adesso pare non stia passando un gran periodo ma, in fondo, è dura per tutti. Deve la sua fortuna al suo blog: <em>Frontal Cortex </em>[<a  href="http://www.wired.com/wiredscience/frontal-cortex/" target="_blank">eccolo</a>]. Giovane, l’idea che me ne sono fatto è di una sorta di <strong>Oliver Sacks</strong> in sedicesimo (per fare a capirsi).</p>
<p>Ripudiato con disprezzo, tuttavia: l’articolo qui menzionato è corredato da una serie di correzioni in bella mostra a fondo pagina a loro modo divertenti vergate da un redattore del <strong>New Yorker</strong> che, a mio avviso, mostrano anche un poco di stizza nei confronti dello sfortunato autore. Sembra che poco manchi all’aver scritto: «Quel fesso aveva indicato il prezzo dell’<em>Heritage BDX</em> a <strong>35</strong> dollari quando invece  ne costa <strong>70</strong>, si sa. Naturalmente ho corretto» <img src='http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Per soprammercato in testa all’articolo ci si rammarica del fatto che parti del medesimo siano parafrasi di una altro elaborato apparso nell’aprile <strong>2011</strong> sulle pagine di <strong>Wired.com</strong> ad opera sempre del buon (?) <strong>Jonah</strong>. Il titolo, in quell’occorrenza, è “Should We Buy Expensive Wine?” (<a  href="http://www.wired.com/wiredscience/2011/04/should-we-buy-expensive-wine/" target="_blank">qui</a>). WTF!</p>
<p></div>
<p style="text-align: center;"> _______________________________________________________________</p>
<div class='footnotes' id='footnotes-3882'>
<div class='footnotedivider'></div>
<ol>
<li id='fn-3882-1'> Articolo, mi accorgo in zona <strong>Cesarini</strong>, fortunatissimo (<a  href="http://www.rable.it/?p=3289" target="_blank">qui</a>, <a  href="https://edue.wordpress.com/2012/06/19/pisciot/" target="_blank">qui</a>, <a  href="http://www.ilpost.it/2012/06/19/vini-tutti-uguali/" target="_blank">qui</a>). Tant&#8217;è  (« …et io <a  href="http://youtu.be/YHM9NtiMMLU" target="_blank">che sono</a>? Non le hai viste le schiere mie?»); lo propongo ugualmente visto che capita a proposito: da tempo ero in cerca di un occasione per avviare un discorso su questi versanti <span class='footnotereverse'><a  href="#fnref-3882-1">&#8617;</a></span></li>
</ol>
</div>
<p><a  class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.goodthing.it%2Fphp%2Fwordpress%2F%3Fp%3D3882&#038;title=E%E2%80%99%20vino.%20Probabilmente." id="wpa2a_2"><img src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>I&#8217; ero &#8216;o cielo, &#8216;o cielo ca scenneva,  i&#8217; ero &#8216;a terra, &#8216;a terra ca saglieva</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Apr 2013 21:57:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massi Cavallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Massimiliano Cavallo]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[I&#8217; ero &#8216;o cielo, &#8216;o cielo ca scenneva, i&#8217; ero &#8216;a terra, &#8216;a terra ca saglieva, i&#8217; ero &#8216;o viento, &#8216;o viento ca sciusciava, i&#8217; ero &#8216;o mare, &#8216;o mare ca s&#8217;agitava. i&#8217; ero &#8216;e nnùvole tristi e mmèste, i&#8217; &#8230; <a href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=4008">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='420' height='315' src='http://www.youtube.com/embed/4XL-HR6XiBs?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span></p>
<blockquote><p>I&#8217; ero &#8216;o cielo, &#8216;o cielo ca scenneva,<br />
i&#8217; ero &#8216;a terra, &#8216;a terra ca saglieva,<br />
i&#8217; ero &#8216;o viento, &#8216;o viento ca sciusciava,<br />
i&#8217; ero &#8216;o mare, &#8216;o mare ca s&#8217;agitava.<span id="more-4008"></span></p>
<p>i&#8217; ero &#8216;e nnùvole tristi e mmèste,<br />
i&#8217; ero ll&#8217;aria, ll&#8217;aria &#8216;e tempesta,<br />
i&#8217; ero &#8216;o sole ca s&#8217; annascunneva,<br />
i&#8217; ero &#8216;a muntagna ca scuorno se metteva.</p>
<p>i&#8217; ero &#8216;a croce, &#8216;a croce &#8216;ncopp&#8217; &#8216;e spalle,<br />
i&#8217; ero &#8216;na spina, &#8216;a spina mièzo &#8216;e cciglie,<br />
i&#8217; ero &#8216;o chiuòvo &#8216;e l&#8217;ultima martellata,<br />
i&#8217; ero &#8216;a frusta &#8216;int&#8217; a &#8216;na mana sèmpe aizàta.</p>
<p>i&#8217; ero &#8216;e &#8216;mmazzate &#8216;ncopp&#8217; &#8216;e ccarne chiène &#8216;e mulignane,<br />
ie &#8216;e iastèmme d&#8217; &#8216;a &#8216;ggente, ie &#8216;na sputazzata,<br />
i&#8217; ero &#8216;na lancia, &#8216;a lancia &#8216;int&#8217; &#8216;o custato,<br />
i&#8217; ero &#8216;o sango, ca nun s&#8217;è maie stagnato.</p>
<p>i&#8217; ero &#8216;a Mamma ca chiagnèva dint&#8217; &#8216;a pòvere,<br />
ie arèto all&#8217;uorto d&#8217;aulive tagliavo &#8216;a rròbba,<br />
i&#8217; ero Maddalena ca pe&#8217; truvà &#8216;nu Dio perdette n&#8217;ommo,<br />
ie fuie liberato e mme levàie &#8216;a tuorno.</p>
<p>ie primma ca &#8216;o gallo cantava me l&#8217;anniaie tre vòte,<br />
ie doppo a &#8216;nu vaso m&#8217; &#8216;O vennètte pe&#8217; quatto sovere,<br />
ie bell&#8217; e buòno risuscitaie d&#8217; &#8216;a morte,<br />
i&#8217; ero surdo, cecato, muto, i&#8217; ero zuoppo.</p>
<p>i&#8217; ero &#8216;o surdato romano ca se iucàie &#8216;a tònaca,<br />
ie ca nun sò degno ca Tu trase: &#8220;Fàmme &#8216;stu miràculo&#8221;,<br />
ie mme ne lavàie &#8216;e mmane pecchè &#8216;o fatto nun era d&#8217; &#8216;o mie,<br />
ie dint&#8217; &#8216;a sinagoga ero &#8216;nu Messia.</p>
<p>ie cu &#8216;na pèlla &#8216;ncuòllo dève &#8216;e nùmmeri dint&#8217; &#8216;o desèrto,<br />
ie pè &#8216;o fà taglià &#8216;a capa abballàie annanzo &#8216;o re c&#8217; &#8216;e &#8216;ccoscie aperte,<br />
ie deve &#8216;e denare c&#8217; &#8216;o &#8216;nteresse, ie faceve &#8216;a vammana,<br />
ie diceve &#8216;e palle e arrubbàve, ie faceve &#8216;a vita &#8216;ncopp&#8217; &#8216;o lupanàro.</p>
<p>ie pe&#8217; fà parià facevo &#8216;o gladiatore,<br />
ie mme magnàve vivi pe&#8217; mestiere facevo &#8216;o lione,<br />
i&#8217; ero &#8216;n &#8216;ago addò &#8216;nu ricco nun nce passava,<br />
i&#8217; ero ll&#8217; acqua addò Isso cammenava.</p>
<p>ie &#8220;chi nun tenève peccate menàsse &#8216;a primma preta&#8221;,<br />
ie uno còmme &#8216;a n&#8217;ato ca se mureva &#8216;e sete,<br />
ie facevo finta &#8216;e niente c&#8217; &#8216;a coda &#8216;e ll&#8217; uòcchie guardàve annanzo,<br />
ie &#8216;ncoppa&#8217; &#8216;a n&#8217;ata croce ero uno &#8216;e chilli senza speranza.</p>
<p>ie apprièsso &#8216;a &#8216;nu regno ca nun era &#8216;e chesta terra,<br />
ie &#8216;nu sadduceo ca mazzecava sèmpe,<br />
i&#8217; ero &#8216;a faraona d&#8217; &#8216;e piramidi fino &#8216;a luna,<br />
ie &#8216;nu profeta cunuscevo tutte &#8216;e scritture.</p>
<p>i&#8217; ero &#8216;nu cavaliere d&#8217; &#8216;a tavola rotonda,<br />
ie c&#8217; &#8216;u gli elefanti arrivaie fino &#8216;a Capemonte,<br />
i&#8217; ero &#8216;o bbarbaro tanto oro quanto pesave,<br />
ie quanno senteve &#8216;e tammuri votta &#8216;a schiarà &#8216;a iurnata.</p>
<p>i&#8217; ero &#8216;nu cardinale &#8216;e &#8216;nu tribbunale senza core,<br />
ie chella Femmena attaccata &#8216;a &#8216;nu palo &#8216;ncopp&#8217; &#8216;o fuòco,<br />
i&#8217; ero &#8216;a rivoluzione c&#8217; &#8216;u tutte &#8216;e cape appese,<br />
ie &#8216;a campagna &#8216;e guèrra, muòrti, surore e neve.</p>
<p>ie chillo c&#8217;a criato &#8216;e campi &#8216;e concentramento,<br />
ie vulevo &#8216;o munno e nun vulevo sapè niente,<br />
i&#8217; ero &#8216;na stella &#8216;ncopp&#8217; &#8216;o piggiamo &#8216;e &#8216;na coccia rasata,<br />
ie uno &#8216;e chilli sei miliuni ca nun sapevano d&#8217; essere squagliati.</p>
<p>ie traspurtavo &#8216;e nire d&#8217; &#8216;a &#8216;na parte &#8216;a n&#8217;ata,<br />
ie penne e faccia pittata dint&#8217; &#8216;a &#8216;nu recinto parcheggiato,<br />
ie lettere anonime e cammisa nera,<br />
ie mme facevo vasà &#8216;a mana pe&#8217; rispetto &#8216;ncopp&#8217; &#8216;e quartieri.</p>
<p>i&#8217; ero ll&#8217;alleato ca purtava &#8216;a pace facènne &#8216;o burdèll&#8217;,<br />
ie trafficave &#8216;e cannuni &#8216;e coca cole e &#8216;e bandière c&#8217; &#8216;e stelle,<br />
ie me scetaje matina pe&#8217; appiccià chella miccia,<br />
ie stevo &#8216;o paese d&#8217; &#8216;o muro e d&#8217; &#8216;e spie c&#8217; &#8216;e recchie dint&#8217; &#8216;e cuoll&#8217; &#8216;e pelliccia.</p>
<p>ie &#8216;ngiarmavo &#8216;a guerriglia contro &#8216;e reggimi d&#8217; &#8216;e colonnelli,<br />
ie carcerato in Africa anni e anni simme tutti fratelli,<br />
ie c&#8217; &#8216;o sciopero d&#8217; &#8216;a famme libberaie l&#8217;India senza &#8216;nu colpo &#8216;e pistola,<br />
ie &#8216;o Pastore ca marciava c&#8217; &#8216;e pecore &#8216;e ogni razza &#8216;e ogni culore.</p>
<p>ie Susan 16 anni in Uganda prigiuniera &#8216;e guerra,<br />
ie &#8216;o ribbelle c&#8217; &#8216;o fucile puntato: &#8220;chisto è &#8216;o bastone accide &#8216;a chillo&#8221;,<br />
ie piccirilli, piccirilli &#8216;e faceve faticà còmme &#8216;e ciucci,<br />
ie &#8216;a Serva d&#8217; &#8216;e poveri aunavo &#8216;e malati &#8216;nterra Calcutta.</p>
<p>ie &#8216;o Monaco Santo, mmiria e stimmate mièzo &#8216;e mmane,<br />
ie accidevo e basta, frate, sòra, mamma e pate,<br />
ie Nanninella &#8216;a funtanera &#8216;a botta &#8216;e sofferenze dint&#8217; &#8216;a &#8216;nu lettino,<br />
ie dint&#8217; &#8216;a &#8216;na vuttazzella c&#8217; &#8216;u &#8216;na mappatella dint&#8217; &#8216;o dito.</p>
<p>ie &#8216;a nomme &#8216;e Dio aggio sèmpe fatto &#8216;a guerra santa,<br />
ie ll&#8217;armi chimiche, &#8216;o petrolio e cummannave io &#8216;o cummanno,<br />
ie &#8216;na minoranza etnica ca era scumparì pure ll&#8217;ombra,<br />
ie &#8216;nu palestinese ma chiù ca n&#8217;ommo&#8230;<br />
&#8230;ero &#8216;na bomba.</p>
<p>i&#8217; ero nun &#8216;o saccio si n&#8217; è valùta &#8216;a pena,<br />
ie nun saccio chi ero<br />
ma me chiammavano &#8216;o Nazzaren</p></blockquote>
<p><a  class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.goodthing.it%2Fphp%2Fwordpress%2F%3Fp%3D4008&#038;title=I%E2%80%99%20ero%20%E2%80%98o%20cielo%2C%20%E2%80%98o%20cielo%20ca%20scenneva%2C%20%20i%E2%80%99%20ero%20%E2%80%98a%20terra%2C%20%E2%80%98a%20terra%20ca%20saglieva" id="wpa2a_4"><img src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Have problems</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Mar 2013 10:24:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massi Cavallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[e-book]]></category>
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		<category><![CDATA[Massimiliano Cavallo]]></category>
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		<description><![CDATA[Giuseppe Granieri è un bravissimo giornalista, ha un blog personale seguitissimo sul quotidiano La Stampa e si occupa di editoria elettronica. Se ne occupa del resto non solo nella teoria ma anche nella pratica: ha da tempo messo a frutto il know-how &#8230; <a href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3988">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Giuseppe Granieri</strong> è un bravissimo giornalista, ha un blog personale seguitissimo sul quotidiano <em>La Stampa</em> e si occupa di editoria elettronica. Se ne occupa del resto non solo nella teoria ma anche nella pratica: ha da tempo messo a frutto il <em>know-how</em> accumulato creando l&#8217;etichetta editoriale <a  href="http://www.40kbooks.com/" target="_blank">40kBooks</a>, fra le più interessanti e vivaci in Italia.</p>
<p>Grazie alla sua <a  href="http://www.lastampa.it/Blogs/terza-pagina" target="_blank">rubrica</a> &#8211; imprescindibile &#8211; ho potuto conoscere i nomi e gli articoli dei più importanti e intelligenti analisti di quel versante della parola scritta che usa i bit al posto della carta. <strong>Clay Shirky</strong> è uno di costoro e, se non erro, scrive sul <em>Guardian </em>(lo fa: <a  href="http://www.guardian.co.uk/lifeandstyle/2009/feb/15/this-much-i-know-clay-shirky-technology" target="_blank">ecco</a>). Calotta cranica da tenere d&#8217;occhio, a proposito degli scenari in oggetto, ebbe a dire con una sintesi fulminante quanto efficace che:</p>
<p><a  href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2013/03/Guru.jpg" class="thickbox no_icon" title="Guru"><img class="alignleft size-full wp-image-3989" alt="Guru" src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2013/03/Guru.jpg" width="58" height="58" /></a></p>
<blockquote><p>&#8220;Pubblicare, ormai, è soltanto il pulsante <em>Publish&#8221;</em>.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli editori non servono più: <a  href="http://www.lastampa.it/2012/04/07/blogs/terza-pagina/se-l-editoria-diventa-un-pulsante-Zzx0Jr3bywwQLxpdARAizM/pagina.html" target="_blank">qui</a>. Tutto cambia, tutto scorre.</p>
<p>Citando un&#8217;altro guru del settore e cioè <strong>Mike Shatzkin</strong>, Granieri, in <a  href="http://www.lastampa.it/2013/03/22/blogs/terza-pagina/l-editoria-non-e-piu-un-industria-ma-una-funzione-QVaNw3L4dlhlJFD7HC3YaL/pagina.html" target="_blank">questo</a> bell&#8217;articolo, suona anche la marcia funebre per la figura del libraio e argomenta che:</p>
<blockquote><p><a  href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2013/03/Giuseppe-Granieri.jpg" class="thickbox no_icon" title="Giuseppe Granieri"><img class="alignleft size-full wp-image-3991" alt="Giuseppe Granieri" src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2013/03/Giuseppe-Granieri.jpg" width="58" height="58" /></a>&#8220;Era un mestiere, una volta, quello dell&#8217;editore e quello del libraio, che richiedeva le competenze per «riuscire a portare i libri sugli scaffali». C&#8217;erano dei requisiti minimi per essere un editore. «Se li avevi», argomenta Shatzkin, «potevi essere bravo a selezionare i titoli, avere la capacità di farne un bel prodotto e gestire tutte le attività necessarie per portarli al pubblico».</p></blockquote>
<p>Con tutto il ritardo accumulato in anni di impaurito quanto interessato immobilismo anche il mondo editoriale italiano pare (e dico pare) elargire segnali di riluttante iniziativa. A tutto beneficio della salutare circolazione della parola scritta, <em>in my humblin&#8217; opinion</em>.</p>
<p>L&#8217;ebook sta insomma entrando con fatica nel quotidiano vivere e forse non è lontano il giorno in cui sarà chiara a tutti la differenza sostanziale che c&#8217;è fra un ebook reader e un tablet che è come dire fra un Kindle e un iPad.</p>
<p>Riflettere.</p>
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</ul></div><p><a  class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.goodthing.it%2Fphp%2Fwordpress%2F%3Fp%3D3988&#038;title=Have%20problems" id="wpa2a_6"><img src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>«Zona d&#8217;ombra», quasi una presentazione</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Mar 2013 10:38:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Bruni</dc:creator>
				<category><![CDATA[e-book]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Un pesce nato e cresciuto all&#8217;interno di un acquario capisce di essere in un acquario? E se un giorno se lo chiedesse? Se un giorno iniziasse a interrogarsi sui confini delle proprie scelte? Diciamo che se questa fosse una presentazione &#8230; <a href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3971">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a  href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2013/03/ZO-copertina.jpg" class="thickbox no_icon" title="ZO copertina"><img class="size-full wp-image-3972 alignleft" alt="ZO copertina" src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2013/03/ZO-copertina.jpg" width="200" height="300" /></a>Un pesce nato e cresciuto all&#8217;interno di un acquario capisce di essere in un acquario? E se un giorno se lo chiedesse? Se un giorno iniziasse a interrogarsi sui confini delle proprie scelte?</p>
<p>Diciamo che se questa fosse una presentazione tradizionale, con la pila di libri e tutto il resto, partirei da qui: la metafora di un acquario. Mi piace. Mi ricorda una canzone dei Pink Floyd. Allora, parto da qui lo stesso, anche se questa non è una presentazione tradizionale, prima di tutto perché non è possibile impilare un libro digitale ed esporlo rivolto alle poltroncine. È una quasi presentazione, nel senso che mi metto qui a parlare del mio libro, di cui dopo tre mesi di Amazon sta per uscire anche la versione ePub, nel tentativo di dire qualcosa che interessi qualcuno. Di raccontare un po&#8217; come è nata l&#8217;idea, di accennare all&#8217;argomento (la sinossi più dettagliata la trovate <a  href="http://www.amazon.it/zona-dombra-ebook/dp/B00AQDIDLO/ref=zg_bs_digital-text_6" target="_blank">qui</a>, insieme ai commenti dei lettori), di fare quello che ogni presentazione vuole fare: incuriosirvi al punto di passare al banco e prenderne una copia. Il banco, in questo caso, è sempre <a  href="http://www.amazon.it/zona-dombra-ebook/dp/B00AQDIDLO/ref=zg_bs_digital-text_6" target="_blank">qui</a>.</p>
<p>Dicevamo, l’acquario.</p>
<p>L&#8217;idea iniziale di <strong><em>Zona d&#8217;ombra</em></strong> era essenzialmente un giallo, l&#8217;indagine di un giornalista sulla morte di un discusso uomo politico, capo di un movimento irredentista che basa il proprio progetto sull’idea di una Repubblica Federale del Triveneto. Lavorando al soggetto, però, la storia si è ampliata. Ipotizzando l’esistenza di un limite oltre il quale il Paese non potesse andare, un limite che passasse anche dalla necessità di mantenere una direzione centrista perché più facile da controllare rispetto a un quadro geopolitico complesso fatto di autonomie locali (per averne conferme basta pensare all&#8217;area italica in periodo preunitario), lentamente il progetto criminale ha preso forma, ha assunto un senso, si è definito in una visione politica.</p>
<p>Era il momento di spiccare il volo. Il momento del salto, quello in cui, nello sviluppare una trama di fiction, si passa da un contesto reale a una trama inventata. Il salto era quello: un complotto.</p>
<div id="attachment_3974" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><img class="size-large wp-image-3974" alt="City_in_Fishbowl" src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2013/03/City_in_Fishbowl1-1024x530.jpg" width="640" height="331" /><p class="wp-caption-text">We&#8217;re just two lost souls swimming in a fish bowl</p></div>
<p>La teoria del complotto è forse uno dei voli più pericolosi da compiere in termini di fiction. Ma, mi sono detto, in una repubblica la cui storia inizia con una strage (Portella della Ginestra) e prosegue attraverso fatti mai chiariti, oscure connivenze tra servizi segreti e gruppi eversivi (e giornalisti), bombe in cerca d&#8217;autore (per dirla alla De Gregori), verità sussurrate e mai palesate in cui, per usare le parole del giudice Ferdinando Imposimato nel suo <em>La Repubblica delle stragi impunite</em>, «i fatti, valutati nel loro insieme hanno portato se non alla certezza &#8211; impossibile &#8211; almeno a una verità probabile», in un Paese di questo tipo, mi sono chiesto, in cui per molti anni la strategia della tensione ha lavorato per imporre una scelta politica conservatrice (in una fase storica in cui sembrava esistere una visione alternativa al liberismo), un Paese in cui oggi i principali media si accusano reciprocamente di essere ammaestrati dal potere e sacrificare il loro ruolo agli interessi dei rispettivi padroni, un Paese bloccato in un sistema politico che esprime un&#8217;unica visione del mondo (nei momenti più critici spacciata per «scelta tecnica») e che dà sempre più l&#8217;impressione di essere radiocomandato da un&#8217;altrove mai resosi esplicito, in un luogo di questo tipo, insomma, l&#8217;ipotesi che quel complotto ci fosse stato era davvero un «salto» così improponibile?</p>
<p>Ed è su questa linea di riflessione che il discorso si è esteso. Perché se la teoria del complotto, di una democrazia interrotta, era accettabile per l&#8217;omicidio di un leader politico mascherato da incidente stradale (ce lo ricordiamo Haider? Gli aspetti poco chiari della sua morte e le innumerevoli dietrologie che ne seguirono?) allora il «piano» era accettabile per tutto il resto. Per ricomporre una serie di interrogativi rimasti insoluti in una teoria che rappresentasse quella «verità probabile», che fornisse finalmente le prove mancanti all’«io so».</p>
<p>Che raccontasse il confine dell’acquario.</p>
<p>Di qui l&#8217;idea di sviluppare <em>Zona d&#8217;ombra</em> su due filoni narrativi, quello del giornalista che indaga sulla morte del leader separatista e quello di un&#8217;organizzazione clandestina che rappresenta il punto esatto in cui la storia ufficiale si interrompe: il collegamento tra gruppi eversivi e servizi segreti deviati: il cuore oscuro del Grande Complotto. Due storie, complementari, che viaggiano in senso opposto ma in direzione del medesimo punto: il momento esatto in cui si incontrano.</p>
<p><a  href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2013/03/teoria-complotto.jpg" class="thickbox no_icon" title="teoria-complotto"><img class="aligncenter size-full wp-image-3975" alt="teoria-complotto" src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2013/03/teoria-complotto.jpg" width="620" height="375" /></a></p>
<p>La storia del giornalista viaggia a ritroso (tipico del giallo) cercando di ricostruire un omicidio che nessun media, a quanto pare, ha voluto vedere. La storia della Divisione viaggia in avanti, partendo da Portella della Ginestra (atto fondante di una repubblica a democrazia limitata) fino a quello stesso omicidio, ma abbracciando oltre sessant’anni di storia procede con una progressione accelerata, percorrendo epoche diverse, passando da un decennio all’altro. E il punto esatto in cui quelle due storie si incontrano, la vera e propria <em>Zona d&#8217;ombra</em>, è diventato un terzo filone narrativo, un non-tempo costruito in flash forward in cui il registro utilizzato per il racconto trasporta i protagonisti di un filone nel clima dell&#8217;altro, uniformandone la velocità. Il risultato è un puzzle che si ricompone soltanto alla fine del romanzo.</p>
<p>Tutto l&#8217;opposto di una narrazione lineare, insomma. Come del resto confermano alcuni dei commenti ricevuti su Amazon: l&#8217;inizio è disorientante. Ma l&#8217;effetto è voluto. Un racconto di questo tipo deve mettere in crisi il lettore, perché deve da subito pretendere la sua attenzione. Chi non gliela concede annaspa, si perde. È come dire: seguimi attentamente, vedrai che alla fine della storia capirai tutto.</p>
<p>Era chiaro da subito, però, che una scelta del genere difficilmente avrebbe trovato spazio in un quadro editoriale che punta invece, soprattutto nei generi giallo-thriller ritenuti i più «popolari», a narrazioni più lineari e senza troppi cambi di soggettiva. Per cui, in un certo senso, la scelta di andare verso un&#8217;autoproduzione è maturata già nel corso dei lavori.</p>
<p>Parlo di autoproduzione e non di autopubblicazione. Mi spiego. La pubblicazione è soltanto l&#8217;atto finale di un lavoro editoriale. Quello che oggi il digitale consente è prendere un libro e metterlo a disposizione di chiunque voglia leggerlo. Ma tra la fine della stesura del libro e il momento della sua pubblicazione c&#8217;è una fase complessa, che se fossimo nel cinema chiameremmo post-produzione e che in editoria di solito chiamiamo <em>editing</em>. È il lavoro editoriale vero e proprio, quello che un tempo facevano gli editori dialogando con gli autori, aiutandoli in quel complesso esercizio che è il tentativo di guardare la propria opera da un punto di vista diverso dal proprio. È un errore grave convincersi che tutti questi passaggi non siano necessari, soprattutto per un libro che poi sarà autopubblicato. Non avendo un editore ho dovuto provvedere in altro modo. Ne ho scelto uno molto simile a quello utilizzato in informatica per i programmi (anche i giochi): realizzare una versione beta da affidare a un gruppo di beta tester (chiamiamoli <em>beta reader</em>), ognuno dei quali avesse maturato un suo rapporto con l&#8217;editoria e più in generale con la narrativa, e affidare a questo gruppo il ruolo che in un contesto tradizionale avrebbe avuto il mio editore, fino alla correzione delle bozze. L&#8217;esperienza di Goodthing ha avuto un ruolo importante in questo senso, grazie anche alla partecipazione dell&#8217;intera congrega a questo gruppo di lavoro (gli altri potrete trovarli <a  href="http://riccardobruni.wordpress.com/2012/12/20/zona-dombra-e-online-su-amazon/" target="_blank">qui</a>). Portare <em>Zona d&#8217;ombra</em> dalla sua versione «beta» a quella definitiva è stato un lavoro di scrittura e riscrittura complesso tanto quanto quello di progettazione e stesura del romanzo. Un lavoro corale, al contrario di quanto si potrebbe ritenere per un lavoro autoprodotto: un percorso che mi ha consentito di crescere, spero. Ed è anche il motivo per cui il nome del mio blog <strong><em>Tannhauser</em></strong>, attorno al quale l’intera vicenda si è sviluppata, figura sulla copertina del romanzo nel posto in cui di solito è indicato l’editore. E veniamo, alla fine, alla pubblicazione.</p>
<p style="text-align: center;"><img class=" wp-image-3977 aligncenter" alt="stamperia-nel-rinascimento" src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2013/03/stamperia-nel-rinascimento.jpg" width="639" height="370" /></p>
<p>Il romanzo è uscito per il <em>Kindle Direct Publishing</em> il 18 dicembre 2012. In tre mesi ha raggiunto le tremila copie. Adesso è pronto per uscire anche in versione ePub, attraverso la piattaforma <em>Narcissus</em> di Sbf. Per un certo periodo sono stato primo nella classifica dedicata a gialli e thriller di Amazon, il che vuol dire che il mio libro, in quel periodo (chiariamo: per il lancio lo avevo fissato a 0,99 euro), ha venduto (su Amazon) più di Grisham: un risultato impensabile per un&#8217;autoproduzione nel mondo dell&#8217;editoria tradizionale.</p>
<p>Nonostante la totale assenza di qualsiasi tipo di presentazione (questo post vorrebbe in qualche modo porvi rimedio) il feedback è stato ottimo. A parte le recensioni pubblicate sulla pagina di Amazon e su alcuni blog (grazie a tutti), ho avuto contatti su Facebook, su Twitter e via email con lettori che hanno apprezzato il romanzo e tra i quali c&#8217;è stato anche chi si è proposto come <em>beta reader</em> per il prossimo (proposta accolta dal sottoscritto con sommo entusiasmo!). Tra gli altri mi ha contattato anche un editore. Vedremo. Per quanto mi riguarda, ho recuperato i diritti di un romanzo che doveva uscire per un editore di Milano e che invece adesso prenderà la via dell&#8217;autoproduzione. Si tratta di un giallo storico, ambientato all&#8217;alba dell&#8217;industria del libro.</p>
<p>Questo è il mio nuovo inizio.</p>
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		<title>&#8220;Il potere di evocare immagini in assenza&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Dec 2012 16:28:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massi Cavallo</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Che dire? Non siamo che spiriti in un mondo fatto di materia. La faccenda di <strong>Chrome Web Lab</strong> (<a  href="http://www.chromeweblab.com/" target="_blank">qui</a>) è affascinante. E questo è il mio ritratto che un robot ha disegnato sulla sabbia del <strong>Museo della Scienza</strong> di Londra poco fa <img src='http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p style="text-align: center;"><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='640' height='390' src='http://www.youtube.com/embed/IsZGXkYrUjA?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span></p>
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		<title>Che ci faccio qui?</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Dec 2012 00:21:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massi Cavallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sul più recente Orwell (quello del primo dicembre) e cioè l&#8217;inserto culturale del quotidiano Pubblico, si trova un buon punto di vista dello scrittore Francesco Pacifico espresso attraverso un articolo che  ha per titolo &#8220;Se i reading sono pieni di &#8230; <a href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3932">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sul più recente <em>Orwell</em> (quello del primo dicembre) e cioè l&#8217;inserto culturale del quotidiano <em>Pubblico, </em>si trova un buon punto di vista dello scrittore Francesco Pacifico espresso attraverso un articolo che  ha per titolo &#8220;Se i reading sono pieni di gente che sta male&#8221;. Condivisibile, vi si racconta la noia, l&#8217;inadeguatezza, la trascuratezza organizzativa, la piccola, dimessa e autoreferenziale cifra del pubblico, di certe presentazioni librarie. Più un male che un bene; spesso, non sempre ma spesso. Molto spesso.</p>
<p>Se declinate nella loro versione localistica queste presentazioni possono essere senza mezzi termini devastanti e, allo stesso tempo, sature di quintali della più unta ipocrisia: quella (per citare la più nociva e interessata delle altre) del sedicente editore in realtà, banalmente, cialtrone di tre cotte che arrotonda o a volte prospera approfittando della frustrazione dell&#8217;esercito di riserva dei sottopagati, inoccupati, precari, a riposo, esodati, flessibili &amp; Co. il cui numero non accenna a collocarsi al di qua della soglia di disastro sociale.</p>
<p>Nove volte su dieci o giù di lì si tratta di editoria a pagamento che, inoltre, beneficia per l&#8217;utilissima promozione e trasmissione sul territorio del brand &#8220;editoriale&#8221;, dell&#8217;entusiasmo e della eccitata intraprendenza organizzativa gratuita fornita dall&#8217;aspirante autore (che chissà), nonché del tributo elargito in termini di pubblico formato da amici, ex compagni di scuola e parenti stretti. Tutte potenziali prede: chi è che non ha un cassetto? E poi uno dice che all&#8217;assessorato alla cultura non fanno mai nulla&#8230;</p>
<p>Tornando però all&#8217;articolo menzionato che vola più alto (in aereo a Palermo, per dire): la responsabilità della buona riuscita se non del senso dell&#8217;evento in questione viene attribuita del Libraio o Organizzatore, il che è giusto. Ancora più giusto sarebbe che questa figura non si identificasse con quella dell&#8217;autore che non deve essere un piazzista.</p>
<p>Fra i molti punti elencati ce n&#8217;è uno che mi pare particolarmente ben centrato. Dice in sostanza che, qualora l&#8217;orizzonte di riferimento fosse davvero quello di far qualcosa di bello e utile dal momento che bello e utile è anche il libro che si va a presentare, bisogna tener presente che la vetta si raggiunge salendo col passo del montanaro; l&#8217;occasione deve sorgere quale effetto di un previo discorso pertinente, vitale e magari anche erudito, conseguenza necessaria di un lavoro e di un interesse autentici e precedenti.</p>
<p>Cito:</p>
<blockquote><p><img class="alignleft size-full wp-image-3935" title="FP" src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/FP.jpg" alt="" width="58" height="58" />&#8220;Il grosso del pubblico deve provenire dal tessuto sociale e culturale, perfino comunitario, creato dalla libreria o associazione culturale. La volontà di creare un tessuto sociale e culturale deve precedere il desiderio di creare eventi culturali. L&#8217;evento culturale dev&#8217;essere un tassello di un progetto, di un processo.&#8221;</p></blockquote>
<p>Il resto dell&#8217;articolo lo si può trovare <a  href="http://www.minimaetmoralia.it/wp/se-i-reading-sono-pieni-di-gente-che-sta-male-come-devastare-la-vita-culturale-italiana-dal-basso/" target="_blank">qui</a>.</p>
<p>Discorso che vale, a mio modesto avviso, per un qualsiasi episodio assimilabile, che si tratti di una degustazione di vini, di un mostra di quadri, di una rassegna di fumetto, del concerto di un quartetto-omaggio a Gerry Mulligan e Chet Baker, di qualsiasi circostanza che implichi l&#8217;accensione di una scintilla. Troppo spesso si verifica il contrario e, come è ovvio, puntualmente succede la cosa peggiore: proprio nulla.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Follow the leader</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Nov 2012 18:11:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massi Cavallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; Di una cosa mi ha convinto il rituale televisivo che ha avuto luogo ieri sera fra le due aspiranti icone del “centro-sinistra” prossimo venturo: che siamo ben lungi non solo dal poter ottenere un cambiamento sostanziale &#8230; <a href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3902">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a  href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2012/11/le.jpg" class="thickbox no_icon" title="le"><img class="size-full wp-image-3903 alignleft" title="le" src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2012/11/le.jpg" alt="" width="383" height="159" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Di una cosa mi ha convinto il rituale televisivo che ha avuto luogo ieri sera fra le due aspiranti icone del “centro-sinistra” prossimo venturo: che siamo ben lungi non solo dal poter ottenere un cambiamento sostanziale della società in cui ci è stato dato di vivere, ma anche dall’essere in grado di concepire un qualsiasi mutamento degno di questo nome. <em>Sic stantibus rebus</em>.<span id="more-3902"></span></p>
<p>Non è neanche vero che un dibattito di questa natura non abbia avuto la sua utilità; certo si è trattato per la maggior parte di chiacchiere e poco più. Ma il valore è stato pressoché tutto compreso nel confermare (qualora ce ne fosse bisogno) la retorica di fondo che informa il pensiero planetario del consorzio umano del quale facciamo parte. Il senso ultimo che sta alla base di qualunque discorso inerente al potere in Italia e nella civiltà-mondo: la designazione di un leader. E tanto basti.</p>
<p>Il che non è cosa da poco: credo sia una faccenda che ha a che fare con la libertà, tutto sommato. Mi sono tornate alla mente le parole di un uomo saggio che, all’interno di un suo famoso elaborato ebbe a dire: «[…] la libertà di parola significa libertà dalla retorica». <a  href="http://digilander.libero.it/education/dati_box/STO_3/fascismo_eco2.pdf" target="_blank">Qui</a> il resto. Merita una lettura attenta, sì.</p>
<p>Fa un po’ amarezza leggere, per esempio, un giornalista acuto, bravissimo come Alessandro Gilioli che pubblica un <a  href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/11/29/il-vecchio-e-il-paraculo/" target="_blank">post</a> tutto centrato sulla fisicità dei due contendenti, sui loro indumenti, i tic, la gestualità. Il corpo del prossimo capo. L’amaro aumenta andando a verificare che, per esempio, su Twitter compresi nei vari ashtag a tema (#csxrai, #1csx2…) o fra gli account che seguo abitualmente non sono riuscito a incontrare che un unico commento che mettesse in dubbio dalle fondamenta gli impliciti culturali di un’impostazione (presa nella sua generalità e non esclusivamente nella sua declinazione mediatica di ieri) che di sinistra ha ben poco (quello di Wu Ming, per i più <a  href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2012/11/wm.jpg" target="_blank">curiosi</a>).</p>
<p>Il presidente della provincia nella quale sono nato e nella quale vivo, Leonardo Marras, si è <a  href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2012/11/lm.jpg" target="_blank">espresso</a> (sempre su Twitter) con i toni compiaciuti di chi ha avuto occasione di trarre beneficio dall’oggetto mediatico trasmesso, attribuendogli un’istanza (e una funzione) politica tutto sommato salutare per la cosa pubblica. Io sono convinto che così purtroppo non sia: è stata solo televisione, è stato solo uno show che ha registrato ascolti ottimi, fra l&#8217;altro. Con tutto ciò che ne consegue, ovvio.</p>
<p>Fosse solo questo, però, non sarebbe neanche troppo male; un po’ avvilente ma rimediabile: è sufficiente evitare di guardare la tv. Il problema vero invece è che, prescindendo dai colori scenografici, una vera alternativa politica non si dà proprio. La preoccupante realtà in trasparenza che si scorge se ci si sforza di non farsi mistificare da questi specchi deformanti è ben sintetizzata da un’espressione elegante e terribile <a  href="http://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&#038;Itemid=97&#038;task=schedalibro&#038;isbn=9788858103975" target="_blank">coniata</a> (per quanto ne so) da Luciano Gallino: “cattura cognitiva”. Consiste, prendendo a prestito le parole di un <a  href="http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-12-20/regolamentazione-davvero-vendita-222831.shtml" target="_blank">articolo</a> &#8211; niente di meno che  - del Sole24Ore in «una sorta di osmosi intellettuale tra gli obiettivi dei regolatori e quelli dei soggetti regolati». E&#8217; l&#8217;operaio che dice: «Ce lo chiedono i mercati&#8230;»</p>
<p>Quella che impazza continuamente sugli schermi è, o dovrebbe essere la sinistra del nostro paese. Sono costoro che incarnano, o dovrebbero incarnare, gli ideali propri dell’egalitarismo. E’ da queste profondità che dovrebbe emergere la celebre e agognata (vero che è agognata?) soggettività politica &#8211; non individuale &#8211; all’altezza di difendere le prerogative della moltitudine e non di una qualsivoglia elite.</p>
<p>Purtroppo, di nuovo, non è così. Si annaspa e ci si affaccenda in vista di un consenso elettorale che si vuole isterico dietro a pratiche e ritualità in definitiva pleonastiche perchè inscritte e schiacciate in un’ideologia onnicomprensiva che è quella propria del neoliberalismo. E’ questa a non essere mai messa in discussione da nessuno, punto fermo implicito di ogni espressione di esistenza in vita nel XXI secolo. Ed è questo che rende del tutto inconsistente la politica.</p>
<p>In un’ottica di tale natura il leader che scaturisce dalle varie <em>competition</em> mediatiche è colui che meglio riesce a farsi interprete di una volontà comune ortodossa. Non già in base al risultato di un agire politico dialettico, bensì in virtù della risposta emotiva che la sua individualità riesce, in qualche modo, ad ottenere.</p>
<p>Ancora.</p>
<p><a  class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.goodthing.it%2Fphp%2Fwordpress%2F%3Fp%3D3902&#038;title=Follow%20the%20leader" id="wpa2a_14"><img src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Non possiamo dire una cosa sullo schermo e poi tradirla con le nostre azioni.&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Nov 2012 23:14:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massi Cavallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ken Loach]]></category>
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		<description><![CDATA[Il grande Ken Loach rifiuta un premio tributatogli alla carriera dal Torino Film Festival dopo aver appreso, scrive in una lettera a quanto sembra molto amara, che i sevizi di pulizia e sicurezza sono stati esternalizzati con conseguente riduzione dei &#8230; <a href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3865">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il grande <strong>Ken Loach</strong> <a  href="http://www.hollywoodreporter.com/news/ken-loach-refuses-turin-film-393554" target="_blank">rifiuta</a> un premio tributatogli alla carriera dal <strong>Torino Film Festival</strong> dopo aver appreso, scrive in una <a  href="http://www.lastampa.it/2012/11/22/spettacoli/festival-di-torino/2012/ken-loach-sbatte-la-porta-sul-tff-si-scatena-la-bufera-oI82D7QZDBdcD6Ut9cK9PK/pagina.html" target="_blank">lettera</a> a quanto sembra molto amara, che i sevizi di pulizia e sicurezza sono stati esternalizzati con conseguente riduzione dei compensi per alcuni lavoratori e il licenziamento di altri.</p>
<blockquote><p>“The lowest-paid workers, the most vulnerable, thus lost their jobs for their opposition to a pay cut. [...] In this situation, the organization that procures the services cannot close it eyes, but must assume responsibility for the people it employs, even if they are employed by an outside firm.”</p></blockquote>
<p>Responsabilità, merce fra le più scarse negli ultimi tempi e dunque pregiate stando alle leggi del mercato, che al TFF dicono di non avere dal momento che i servizi menzionati sono gestiti da una ditta esterna e tutto è stato fatto a norma di legge attraverso una regolare gara d&#8217;appalto. Dunque perché farsi carico di una mancanza imputabile ad altri? O addirittura alla <a  href="http://www.lastampa.it/2012/11/22/spettacoli/festival-di-torino/2012/ken-peggio-di-un-trotskista-nessuno-ha-calpestato-i-diritti-dei-lavoratori-e36wx4thTs5aVrkMndqdJK/pagina.html" target="_blank">crisi globale</a>? <em>Stay hungry</em>&#8230;</p>
<p>Il regista inglese chiama in causa uno dei suoi titoli più celebri, <em>Bread and Roses</em>, per sottolineare la sua posizione aggiungendo che accettare il premio limitandosi a qualche critica sarebbe stato ipocrita e superficiale.</p>
<p>Chapeau.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a  class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.goodthing.it%2Fphp%2Fwordpress%2F%3Fp%3D3865&#038;title=%E2%80%9CNon%20possiamo%20dire%20una%20cosa%20sullo%20schermo%20e%20poi%20tradirla%20con%20le%20nostre%20azioni.%E2%80%9D" id="wpa2a_16"><img src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Fede assoluta, credenza piena</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Nov 2012 11:06:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massi Cavallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Massimiliano Cavallo]]></category>
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		<category><![CDATA[Eric Hobsbawm]]></category>
		<category><![CDATA[Fede assoluta]]></category>
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		<description><![CDATA[Dice (in breve) Eric Hobsbawm a un certo punto del suo Il Secolo breve, libro pubblicato nel 1995: &#8220;In breve, la storia del Secolo breve non può essere compresa senza la rivoluzione russa e i suoi effetti diretti o indiretti. Non da &#8230; <a href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3859">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dice (in breve) <strong><a  href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eric_Hobsbawm" target="_blank">Eric Hobsbawm</a></strong> a un certo punto del suo <em><a  href="http://bur.rcslibri.corriere.it/libro/5901_il_secolo_breve_hobsbawm.html" target="_blank">Il Secolo breve</a></em>, libro pubblicato nel <strong>1995</strong>:</p>
<blockquote><p><a  href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2012/11/eric-hobsbawm.jpg" class="thickbox no_icon" title="eric hobsbawm"><img class="alignleft size-full wp-image-3860" title="eric hobsbawm" src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2012/11/eric-hobsbawm.jpg" alt="" width="58" height="58" /></a>&#8220;In breve, la storia del Secolo breve non può essere compresa senza la rivoluzione russa e i suoi effetti diretti o indiretti. Non da ultimo perché l&#8217;Unione Sovietica ha dimostrato di essere la salvatrice del capitalismo liberale, sia permettendo all&#8217;Occidente di vincere la seconda guerra mondiale contro la Germania hitleriana, sia fornendo al capitalismo l&#8217;incentivo per riformarsi. Paradossalmente, l&#8217;apparente immunità dell&#8217;Unione Sovietica alla grande crisi economica del 1929 fornì al capitalismo occidentale l&#8217;incentivo per abbandonare la fede assoluta nei principi del liberismo ortodosso.&#8221;</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a  class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.goodthing.it%2Fphp%2Fwordpress%2F%3Fp%3D3859&#038;title=Fede%20assoluta%2C%20credenza%20piena" id="wpa2a_18"><img src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Don&#8217;t Give Up</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Nov 2012 13:45:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massi Cavallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Massimiliano Cavallo]]></category>
		<category><![CDATA[segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[1986]]></category>
		<category><![CDATA[anni '80]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Don't Give Up]]></category>
		<category><![CDATA[Kate Bush]]></category>
		<category><![CDATA[northern sun]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Gabriel]]></category>

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		<description><![CDATA[A me questa fotografia di Barack Obama che abbraccia sua moglie Michelle sotto un pallido cielo ha fatto subito tornare in mente un bellissimo pezzo del 1986 di Peter Gabriel con Kate Bush dal titolo Don&#8217;t Give Up. Nel video &#8230; <a href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3848">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A me questa fotografia di <strong>Barack Obama</strong> che abbraccia sua moglie <strong>Michelle</strong> sotto un pallido cielo ha fatto subito tornare in mente un bellissimo <a  href="http://en.wikipedia.org/wiki/Don%27t_Give_Up_(Peter_Gabriel_and_Kate_Bush_song)" target="_blank">pezzo</a> del <strong>1986</strong> di <strong>Peter Gabriel</strong> con <strong>Kate Bush</strong> dal titolo <em>Don&#8217;t Give Up</em>. Nel video i due cantano tenendosi abbracciati, sullo sfondo il sole che si eclissa per poi risorgere.</p>
<p>Assonanze non solo visive (vedi le <a  href="http://www.mediconadir.it/node/387" target="_blank">parole</a>)? A me l&#8217;accostamento pare suggestivo.</p>
<p><a  href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2012/11/ob-mi-hu.jpg" class="thickbox no_icon" title="ob mi hu"><img class="wp-image-3849 alignleft" title="ob mi hu" src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2012/11/ob-mi-hu.jpg" alt="" width="298" height="193" /></a><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='300' height='225' src='http://www.youtube.com/embed/Kl1rRxG251s?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span></p>
<p><a  class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.goodthing.it%2Fphp%2Fwordpress%2F%3Fp%3D3848&#038;title=Don%E2%80%99t%20Give%20Up" id="wpa2a_20"><img src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La difficile memoria</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Nov 2012 16:36:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sir Robin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Documentario]]></category>
		<category><![CDATA[segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sir Robin]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[La Duce Vita]]></category>
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		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Pillola rossa]]></category>
		<category><![CDATA[Rocco Ronchi]]></category>

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		<description><![CDATA[ Pochi giorni fa ricorreva l’anniversario della marcia su Roma, il 28 ottobre per la precisione. Novanta anni or sono il non ancora &#8216;Duce&#8217; Mussolini seguiva da Milano con maschia determinazione (e con il confine svizzero a un passo) le ampie falcate &#8230; <a href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3821">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><div class="shortcode-show-avatar " style="float: left; margin-right: 10px;"><img alt='' src='http://0.gravatar.com/avatar/427664416f4d3e37bf26519cc396d69c?s=58&amp;d=monsterid&amp;r=G' class='avatar avatar-58 photo' height='58' width='58' /></div> Pochi giorni fa ricorreva l’anniversario della <strong><a  href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marcia_su_Roma" target="_blank">marcia su Roma</a></strong>, il 28 ottobre per la precisione. Novanta anni or sono il non ancora &#8216;Duce&#8217; <strong>Mussolini</strong> seguiva da Milano con maschia determinazione (e con il confine svizzero a un passo) le ampie falcate di un manipolo di ardimentosi in camicia nera, futuri artefici di un destino glorioso che attendeva dietro l’angolo. Purtroppo dietro l’angolo si celava un percorso scellerato, invece, ma per qualcun altro era meglio così.</p>
<p>Ho avuto modo di ritornare su queste faccende attraverso un bellissimo documentario web interattivo uscito da poco sulle pagine on-line del quotidiano francese <strong><em>Le Monde</em></strong> di cui consiglio davvero la visione. Si intitola <strong><em>La Duce Vita</em></strong> e si può raggiungere cliccando <a  href="http://www.lemonde.fr/laducevita/#/prehome" target="_blank">qui</a>. Del resto è singolare che una produzione editoriale di questo tipo, e per un&#8217;occasione storicamente molto importante per noi italiani come questa, trovi spazio su una testata straniera. Ma questo accade.<span id="more-3821"></span></p>
<p>Si parla di <strong>Predappio</strong> in Romagna, il paese natale di Mussolini ma anche il luogo che ha accolto le spoglie del suo corpo, diventato meta di un turismo nostalgico ancora molto florido. Questo piccolo paese assume un significato metaforico preciso ed eloquente: è il luogo dove affiorano in tutta la loro evidenza la contraddizioni di una memoria che si vorrebbe condivisa ma che invece manifesta tutto il suo potenziale di questione ben lontana dall’essere stata risolta. E’ fatto molto bene questo documentario perché alla narrazione dei luoghi, delle persone e delle vicende odierne alterna alcune brevissime pillole (facoltative) di approfondimento che affidano la parola ai professionisti della storia. Dei quali, sia detto per inciso, c’è un gran bisogno.</p>
<p>Vorrei riportarne un paio di queste pillole perché le ho trovate particolarmente centrate e puntuali. Sono le parole di <strong>Rocco Ronchi</strong> e per sapere chi è basta cliccare <a  href="http://www.istitutoirpa.it/docenti/84-rocco-ronchi" target="_blank">qui</a>.</p>
<p>La prima che vorrei menzionare riguarda un tema che ricorre con una certa regolarità su queste pagine, quello, appunto, della differenza che c’è fra  memoria e storia. I più affezionati certamente ricorderanno che se ne parlò anche <a  href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=2534" target="_blank">qui</a>. E’ un tema fondamentale e da tenere bene a mente ogni qual volta (ultimamente accade molto spesso) qualcuno cerca di confondere le due istanze a fini strumentali. Dice Ronchi:</p>
<blockquote><p><a  href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2012/11/RR.jpg" class="thickbox no_icon" title="RR"><img class="alignleft size-full wp-image-3825" title="RR" src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2012/11/RR.jpg" alt="" width="58" height="58" /></a>«L’ambito della memoria è per sua natura revisionista, cioè la memoria non è la storia. La storia pretende di guardare le cose da un punto di vista quasi siderale, da un occhio panoramico che non partecipa agli eventi. Questa è l’utopia dello sguardo storico, l’obiettività dello storico. La memoria non funziona così, ha una funzione sostanzialmente retroattiva che continuamente ricostruisce il passato in funzione del presente. E quindi la memoria è proprio il luogo del <em>polemos</em>, del conflitto. Da questo punto di vista a mio parere, checché se ne dica, [il rapporto con il fascismo, <em>NdR</em>] non è assolutamente ancora un ambito pacificato. Ed è questo il punto veramente dolente della questione.»</p></blockquote>
<p>In <strong>Germania</strong> usano un’espressione problematica per riferirsi a questo oggetto, “<strong>die schweirige erinnerung</strong>” la difficile memoria, il rapporto doloroso con un passato tragico che ti appartiene e che va affrontato direttamente per poter essere digerito e poi osservato da lontano, in modo prospettico. Non eluso o sfuggito disponendosi a dimenticarne qualche particolare sgradito perché altrimenti è destinato a tornare. Ma anche a riproporsi come un tic irriflesso nei terreni più impervi della quotidianità. Quante volte, invece, nelle nostre contrade capita che il microfono va a posizionarsi davanti a quelle bocche che ripetono il solito trito <em>refrain</em> del “sì, però…”? E’ questo il tema della seconda pillola:</p>
<blockquote><p><a  href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2012/11/RR.jpg" class="thickbox no_icon" title="RR"><img class="alignleft size-full wp-image-3825" title="RR" src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2012/11/RR.jpg" alt="" width="58" height="58" /></a>«C’è proprio una tendenza diffusa, pervasiva a far entrare nel senso comune questa idea che il fascismo, dopotutto, sia stata una buona cosa e che purtroppo questa buona cosa si è pervertita a causa di un errore strategico che è stato quello dell’alleanza con Hitler. Dimenticando le leggi razziali, dimenticando la repressione sistematica degli oppositori, dimenticando le stragi fatte durante il colonialismo, dimenticando il fatto che il fascismo si è segnalato ben prima di altri paesi per l’uso di armi di distruzione di massa, dimenticando tutto. Ma volendo in qualche modo ricreare questa visione irenica, questa visione sostanzialmente superficiale del fascismo, come qualcosa che sarebbe stato buono &#8220;se&#8221;.»</p></blockquote>
<p><a  href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2012/11/HL.gif" class="thickbox no_icon" title="HL"><img class="aligncenter size-full wp-image-3823" title="HL" src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2012/11/HL.gif" alt="" width="500" height="219" /></a></p>
<p><strong>edit </strong><br />
(3 novembre 2012, alle 18:30)</p>
<p>Scorrendo in rete articoli di argomento  affine e a tema &#8220;difficile memoria&#8221; mi sono imbattuto in <a  href="http://www.alteracultura.org/old/outputris.php?ID=270" target="_blank">questo</a>, molto bello, di <strong>Luca Borello</strong>.</p>
<p>Vi si racconta la vicenda tedesca rispetto al ricorso a monumenti utili a togliere dalle spalle del pubblico il peso di un passato impossibile da ignorare ma che fino alla fine degli anni &#8217;60 era in grado di generare più panico che oblio.</p>
<p>Toccò a quella generazione di artisti giunta all&#8217;età matura a metà degli anni &#8217;80 lo sforzo creativo ci ideazione e creazione di <strong><em>contromonumenti</em></strong>: si scelse cioè di reagire affiancando ai monumenti esistenti del passato nazista (scampati ai bombardamenti alleati) una contronarrazione che ne disinnescasse il potenziale retorico.</p>
<p>Cioè si è realizzato che sarebbe stato sbagliato, controproducente e miope replicare al proprio vergognoso passato non solo ignorandolo selettivamente o facendo finta di ignorarlo ma anche (peggio) reprimendolo: per fare un esempio seppellendo statue o costruzioni o distruggendole.</p>
<p>Si è capito, al contrario, che un&#8217;idea sbagliata e pericolosa (ma controversa) va smascherata, altrimenti prima o poi tornerà tale e quale.</p>
<p>Per esempio, per stimolare una funzione dialettica ad <strong>Amburgo</strong> si è costruito un contromonumento nella stessa area che ospita quel monumento che nel 1936 i nazisti vollero erigere in onore dei soldati amburghesi caduti nella guerra del <strong>1870/71</strong> e nella <strong>Prima Guerra Mondiale</strong>. Si trattava di:</p>
<blockquote><p>&#8220;[...] un grosso cubo di granito sui cui lati, in rilievo, erano rappresentati di profilo soldati tedeschi in marcia. Una scritta nei caratteri gotici tipici del Terzo Reich ricordava l&#8217;eroismo di quei soldati. &#8221;</p></blockquote>
<p>Il contromonumento fu realizzato da un artista austriaco, <a  href="http://de.wikipedia.org/wiki/Alfred_Hrdlicka" target="_blank">Alfred Hrdlicka</a>, nel maggio del <strong>1985</strong> in occasione del quarantesimo anniversario della sconfitta tedesca. L&#8217;idea portante fu quella di allestire un&#8217;installazione che si potesse trafiggere con lo sguardo e attraverso la quale poter inquadrare (anche concettualmente) il preesistente monumento nazista. L&#8217;installazione:</p>
<blockquote><p>&#8220;[...] consiste in un un muro di bronzo lungo sette metri e alto cinque dalla superficie diseguale, sconnessa, spezzata e bucherellata, a simboleggiare un edificio bombardato, e dunque per estensione una città devastata dalle bombe. Attraverso le discontinuità del muro, è visibile il vecchio monumento. Alle figure fiere dei soldati in marcia, è contrapposta quella di una vittima del bombardamento, rappresentata come se si sporgesse oltre il muro.</p>
<p>Così, nello stesso spazio memoriale sono rappresentati i due volti di un medesimo passato: la gloria dei soldati circondati dalla devastazione della guerra. Esse non sono necessariamente contrapposte, benchè la gloria dei soldati strida rumorosamente con le macerie circostanti: piuttosto, il muro smaschera il valore effimero della fierezza e dell&#8217;eroicità dei soldati, mostrando il destino dei “civili” che non sono solo tedeschi, ma le stesse vittime che quei gloriosi soldati tedeschi si apprestavano a mietere.&#8221;</p></blockquote>
<p>Ho trovato tutto questo affascinante perchè da un lato si tratta di un&#8217;idea che permette di superare lo stallo che è implicito, a ben vedere, nell&#8217;irrealizzabilità effettiva di una memoria condivisa (e del resto è assurdo pretendere da ognuno il distacco scientifico, lo sguardo <em>siderale</em> e non partecipato proprio dello storico). Dall&#8217;altro perchè è una conferma della fallacia di quegli approcci deboli e imbelli (quasi rassegnati) nei confronti di certi preoccupanti ritorni di fiamma dei quali paesi come Predappio paiono essere luoghi di emersione.</p>
<p>Il racconto di un&#8217;istanza che nega la civiltà è stato superato attivando lo spirito creativo ponendo in una prospettiva più ampia e migliore lo sguardo angusto di un indirizzo retorico intriso di finalità strumentali.</p>
<p>(click per ingrandire)</p>
<p><a  href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2012/11/Amburgo-1.jpg" class="thickbox no_icon" title="Amburgo 1"><img class="alignleft size-medium wp-image-3841" title="Amburgo 1" src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2012/11/Amburgo-1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p><a  style="color: #ff4b33; line-height: 24px; font-size: 16px; text-align: center;" href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2012/11/Amburgo-2.jpg" class="thickbox no_icon" title="Amburgo 2"><img class="size-medium wp-image-3842 alignnone" title="Amburgo 2" src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2012/11/Amburgo-2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: center;">   <a  href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2012/11/Amburgo-2.jpg" class="thickbox no_icon"><br />
</a></p>
<p><a  class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.goodthing.it%2Fphp%2Fwordpress%2F%3Fp%3D3821&#038;title=La%20difficile%20memoria" id="wpa2a_22"><img src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Get Back</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Nov 2012 17:34:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sir Robin</dc:creator>
				<category><![CDATA[blogthing]]></category>
		<category><![CDATA[Sir Robin]]></category>
		<category><![CDATA[Get Back]]></category>
		<category><![CDATA[The Beatles]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
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<p><a  class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.goodthing.it%2Fphp%2Fwordpress%2F%3Fp%3D3808&#038;title=Get%20Back" id="wpa2a_24"><img src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Noi, il popolo</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jul 2012 20:12:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sir Robin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sir Robin]]></category>
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		<description><![CDATA[Per accedere ad approfondimenti abbastanza recenti clicca sull&#8217;immagine e leggi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a  href="http://dizionariodellacrisi.wikispaces.com/file/view/Citigroup+-+plutonomy-1.pdf/274187470/Citigroup%20-%20plutonomy-1.pdf"><img class="aligncenter size-large wp-image-3787" title="!! Click !!" src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2012/07/WeThePeople-1024x514.jpg" alt="" width="640" height="321" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Per accedere ad approfondimenti abbastanza recenti clicca sull&#8217;immagine e leggi.</p>
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		<title>Avere e essere</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jul 2012 10:37:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massi Cavallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Massimiliano Cavallo]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Quickthing]]></category>
		<category><![CDATA[segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[altezze]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Temporin]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[violino]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho trovato per caso questa clip su YouTube e ne sono rimasto molto colpito. Una ragazza così giovane che riesce ad esprimersi con una intensità ed una maturità davvero degne di nota. Si chiama Francesca Temporin, come indicato nei titoli &#8230; <a href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3781">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ho trovato per caso questa clip su YouTube e ne sono rimasto molto colpito. Una ragazza così giovane che riesce ad esprimersi con una intensità ed una maturità davvero degne di nota. Si chiama <strong>Francesca Temporin</strong>, come indicato nei titoli di apertura e chiusura di questa splendida ripresa. Un suono teso e un&#8217;espressività ricchissima che mi hanno lasciato a bocca aperta. Ho pensato che fosse proprio il caso di segnalare&#8230;</p>
<p>Non sono un esperto mozartiano né di violino, solo un ascoltatore che si sforza di essere attento. Ma cose di questo tipo fanno ben sperare, tutto sommato. Significa che un po&#8217; di bellezza riesce ancora a sopravvivere e a filtrare in un luogo e in un tempo nel quale la speranza e l&#8217;idea di un&#8217;esistenza più alta e complessa sembra non avere diritto di cittadinanza.</p>
<p>Non deve essere facile campare di violino oggi in Italia, posto che sia possibile. Intendendo vivere nel senso più pieno della parola, non giovarsi di un indennizzo malsicuro elargito da questo o quel mecenate illuminato, questa o quella fondazione di paperoni interlacciati allo scopo della propria autocelebrazione. Il taglio delle risorse allocate per questo tipo di oggetti significa anche il taglio delle armoniche troppo alte: panorama piatto e desolante. Un vero peccato scientificamente costruito e perpetrato con cinica coscienza.</p>
<p>C&#8217;è una fantastica scena di un bel film tratto da un racconto di <strong>Stephen King</strong> dal titolo italiano evocativo: <em>Le Ali della Libertà </em>(<a  href="http://www.youtube.com/watch?v=azWVPWGUE1M" target="_blank">questa</a>). In lingua originale il lungometraggio si chiama <em>The Shawshank Redemption</em>. E&#8217; ambientato in un carcere di massima sicurezza. Ad un dato momento a <strong>Tim Robbins</strong>, il protagonista, uno ingiustamente incarcerato e l&#8217;unico della prigione appartenente ad una classe sociale non proprio reietta, salta la mosca al naso. Ma invece di fare una sola fiamma del luogo della sua dannazione fa molto peggio e attraverso un microfono di fortuna diffonde <strong>Mozart</strong> per tutta la galera:</p>
<blockquote><p>« It was like some beautiful bird flapped into our humdrum cage and made those walls disolve away and for the briefest of moments, every last man in Shawskank felt free&#8230;»</p></blockquote>
<span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='640' height='480' src='http://www.youtube.com/embed/4RHwXLJgb3Y?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span>
<p>&nbsp;</p>
<p><a  class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.goodthing.it%2Fphp%2Fwordpress%2F%3Fp%3D3781&#038;title=Avere%20e%20essere" id="wpa2a_28"><img src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Vetero di ogni risma&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 30 May 2012 12:20:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massi Cavallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Massimiliano Cavallo]]></category>
		<category><![CDATA[Quickthing]]></category>
		<category><![CDATA[segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[l'amaca]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Serra]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi Michele Serra su Repubblica per la rubrica L&#8217;Amaca: &#8220;È solo un dettaglio. Ma vedere e sentire il redivivo Capezzone sbucare in un tigì per dire che «la vera grande opera è mettere in sicurezza tutto il Paese» desta totale sbalordimento. &#8230; <a href="http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=3772">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi <strong>Michele Serra</strong> su <em>Repubblica</em> per la rubrica <em>L&#8217;Amaca:</em></p>
<blockquote><p><img class="alignleft size-full wp-image-3774" title="michele serra" src="http://www.goodthing.it/php/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/michele-serra.jpg" alt="" width="58" height="58" />&#8220;È solo un dettaglio. Ma vedere e sentire il redivivo Capezzone sbucare in un tigì per dire che «la vera grande opera è mettere in sicurezza tutto il Paese» desta totale sbalordimento. Neanche rabbia: puro sbalordimento. Ma come? Non era e non è, Capezzone, portavoce del partito di Berlusconi o di quel poco che ne rimane? E quando mai, nei lunghi anni di potere dell’uomo del ponte sullo Stretto, della New Aquila, della cementificazione allegra, la messa in sicurezza di qualcosa è stata una priorità, o anche semplicemente un’urgenza? Non erano forse gli ambientalisti menagramo e nemici dello sviluppo a sostenere che bisognava usare tutti i quattrini a disposizione per aggiustare l’esistente, piuttosto che speculare sull’inesistente? Non erano forse gli intellettuali rompiballe, i geologi squattrinati, i vetero di ogni risma, quelli che remavano contro, a ripetere che è assurdo vaneggiare di grandi opere straordinarie in un Paese che, ordinariamente, si sgretola e cigola in ogni sua giuntura, strutturale e infrastrutturale? E adesso sbuca questo qui, verso l’ora di pranzo, a spiegarci che «la vera grande opera» è aggiustare quello che è rotto? Ma con che faccia? Con che coerenza? Con che curriculum? Con quali parole e quali atti alle spalle, che lo autorizzino a qualcosa di diverso da un doveroso silenzio?&#8221;</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
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