Un libro è un sito web off-line

Su Forbes, la rivista di noi milionari, si fa un tentativo di gettare il cuore oltre la barricata. Se non ci fossimo noi milionari a pensare avanti…

Che senso ha sbizzarrirsi sulla contrapposizione libro normale contro libro elettronico? E’ chiaramente una polemica sterile, che non porta a nulla ma che forse cerca di scongiurare l’angustia che qualcuno prova nei confronti di un panorama che cambia, giorno dopo giorno, davanti agli occhi.

Il sentiero è bene o male tracciato e più che augurarsi un ritorno ai bei tempi andati conviene cercare di farsi un’idea un po’ meno approssimativa di quello che potrebbe riservarci il futuro.

Sarà un progresso?

Spesso, in proposito,  mi è capitato di assistere a prese di posizione di natura effettivamente umorale e, quando si parla di ebook, stanno diventando proverbiali le frasi che capita di ascoltare. Tutte le voci contro l’ebook fanno riferimento esclusivo alla perdita di fisicità del libro di carta, alla possibilità che non ci sarà più di fare le orecchiette con le cime di ra agli angoli delle pagine, l’odore della colla, la libreria in salotto etc… Finora la posizione più estrema e più volutamente (credo) colorita che mi è capitato di incontrare sono le parole di Salvatore Nigro, critico e direttore artistico della casa editrice Sellerio di Palermo (quella di Andrea Camilleri). Quando incontra un libro nuovo, queste sono le sue reazioni:

“Con il libro ho un rapporto erotico. Indugio nei preliminari. Lo scarto. Strappo il cellofan. Accarezzo la copertina, e sento un languido formicolio nella mano. Mi eccito terribilmente, se il libro è intonso. Taglio le pagine, lentamente. E’ come se sfogliassi una rosa. Mi piacciono le barbe dei libri. Ne raccolgo i pilucchi. Li annuso. L’odore della carta è afrodisiaco. Non meno dell’odore dell’inchiostro. Ogni libro ha un suo aroma. Un suo particolare richiamo.

Il corteggiamento ha esaurito le sue risorse. Entro nel libro. Inizio a leggere.”

Il resto qui

Non ho mai dato più di tanto credito a valutazioni di questo tenore perché, mi sono detto, sono talmente evidenti i vantaggi enormi del libro elettronico che non c’è alcun bisogno di elencarli. Sbagliatissimo. Il frame “orecchietta” è devastante e scatena un consenso istantaneo e irrefrenabile, soprattutto in chi ha qualche anno in più sulle spalle. E’ come una specie di liberazione, come un tappo che esplode dal collo della bottiglia, come la famosa parola che tutti hanno una gran voglia di sentire ma che nessuno dice. Non appena l’agognata sillaba parte scrosciano gli applausi a scena aperta  (in certi determinati contesti, cioè in piazza e non su internet, non so se mi spiego).

L’ebook non ha un’anima. L’ebook reader è una fredda macchina. Dovrà faticare per conquistarsi calore e torpore.
Non sono discorsi futili. Al contrario.

In Italia la percentuale dei forti lettori di libri è davvero infima. Pare che a leggere più di 20 libri all’anno sia lo 0,4% della popolazione. Se si fa il conto sull’intera popolazione italiana si tratta più o meno di 240000 persone. Ma se si fa il conto sulla sola popolazione di leggenti più o meno abituali (19 milioni) si arriva a 80000 persone in tutta Italia. Peggio che andar di notte: non per gli 80000 (insomma ok, ma chissene, non sono loro il problema) ma per i 19 milioni. Possibile? Su 60 milioni di persone un terzo legge e due terzi no? Chiedo umilmente lumi al riguardo a chi ne sa di più, sono dati che ho scovato in rete. Questo, comunque, spiegherebbe molte cose: siamo un paese di analfabeti. Diciamocelo. E sembra che a leggere di più siano i vecchi e le donne.

Tempo da perdere?

Ma andiamo avanti e torniamo a Forbes, la rivista di noi milionari, quelli per cui il tempo è denaro. Ci ho scovato un bell’articolo a firma di Hugh McGuire, che mettendo da parte queste quisquilie si chiede (e ci chiede) cosa e come potrebbe diventare il mondo, la nostra società tutta, se si andrà a creare un sistema  tale per cui ogni brandello di informazione partorito dalla mente umana potrà essere virtualmente collegato a tutti gli altri. Potrà, molto plausibilmente, trattarsi di un mondo migliore. Utilissime sinapsi. La biblioteca come un organismo vivente.

Cosa vuol dire? Semplicemente che il discorso per come lo si è impostato fin qui sul libro elettronico ha lasciato da parte le implicazioni più significative: fra 5, 10 o 15 anni è possibile che la maggior parte delle letterature riguardanti qualsiasi declinazione dello scibile umano sarà reperibile in digitale. Ammettiamo che tutti i libri mai concepiti dalla mente dell’uomo saranno a disposizione di ognuno di noi in qualsiasi momento. Sarà un traguardo di tutto rispetto. Ma cosa potrà significare se ogni informazione contenuta in questi libri avrà la possibilità di essere raggiunta separatamente, collegata ad altre informazioni contenute in altri libri e così via all’infinito?

Cioè: se tutti i libri del mondo fossero ipertesto? Se il contenuto di ogni libro avesse le stesse possibilità di essere raggiunto di un sito web? In fondo chi ha una qualche dimestichezza con le specifiche EPUB (quelle che servono per poter confezionare un libro elettronico) sa che si tratta principalmente di linguaggio XHTML, lo stesso che viene utilizzato per i siti web. Un ebook è sostanzialmente un sito web mascherato da libro. Dice il buon Hugh:

“The secret among those who have poked around EPUB, the open specification for e-books, is that an .epub file is really just a website, written in XHTML, with a few special characteristics, wrapped up. It’s wrapped up so that it is self-contained (like a book! between covers!) and it’s harder to do the things with an e-book that one expects to be able to do with a website. EPUB is really a way to build a website without letting readers or publishers know it.”

Ma, il buon Hugh aggiunge anche che non ha la minima idea di cosa tutto ciò potrà concretamente portare, è tuttavia pronto a scommettere che si tratterà di una rivoluzione nella rivoluzione e del resto c’è già chi si sta muovendo in questa direzione: si tratta del progetto Google Books. . E un punto ulteriore è che di questo non si parla mai all’interno dell’industria editoriale perché rappresenta un panorama di incognite che spaventa un po’:

“There is little talk of this anywhere in the publishing industry that I know of, but the foundation is there for the move. If you are looking at publishing with any kind of long-term business horizon, this is where you should be looking. (Just ask GoogleGOOGnews people ), a company that has been laying the groundwork for this shift with Google Books).”

E’ un articolo stimolante che prefigura prospettive inedite. Conviene senza dubbio leggersi l’originale che si trova qui.

Tuttavia nella Grande Rete se ne trova una traduzione sufficientemente approssimativa: esattamente qui sotto.

Sempre più sottile la linea che divide libro e web

The Vanishing Line Between Books And Internet

ovvero

dell’inevitabilità di libri autenticamente connessi alla rete e del perché gli editori necessitino di interfacce di programmazione per applicazioni (API)

di Hugh McGuire

Qualche mese fa ho mandato un tweet che diceva: «La contrapposizione internet/libri è assolutamente arbitraria e scomparirà in 5 anni. Cominciate a farvene una ragione.»

Il tweet sortì qualche reazione ostile. Ma sono certo che questo cambiamento avverrà, dovrà avvenire (però non accetto scommesse sul quando). Dovrebbe accadere perché un libro opportunamente “insediato” su internet rappresenta una validissima collezione di informazioni molto più di un libro non “insediato” nella rete. Una cosa è “essere insediato nella rete” e un’altra è “essere parte della rete”.

Accadrà, del resto, perché cosa altro è un libro se non un insieme di dati (testo + immagine), organizzati in una data struttura (capitoli, titoli, didascalie), meta-dati (titolo, autore, ISBN) il tutto abbellito da una certa cura nel design dell’oggetto? In altre parole: che cosa è un libro se non un sito web stampato su carta piuttosto che connesso alla Grande Rete?

Al momento agli ebook si è soliti guardare come a versioni digitali dei libri a stampa, da potersi leggere su una varietà di dispositivi elettronici  con qualche “effetto speciale” – come i video. Nel mentre si protrae la falsa battaglia fra libri a stampa e libri elettronici – uno lo puoi leggere in spiaggia senza bisogno di batterie, l’altro lo puoi leggere di notte senza alcuna lampada alle spalle – tutto ciò non fa che scalfire la sostanza di ciò che significa davvero il passaggio al digitale. Si continua ad ignorare il vero, sebbene non sconosciuto, vantaggio che scaturisce da un libro autenticamente digitale.

Pensare al libro elettronico esclusivamente come ad una alternativa al libro a stampa consente all’industria editoriale di poter ignorare il terrore generato da un panorama imprenditoriale assolutamente ignoto per concentrarsi invece in un territorio che appare quantomeno simile al precedente per struttura, se non per profitti e perdite. Mentre ci si può dedicare a compilare una lista di vantaggi e svantaggi fra libri a stampa e ebook, bisogna ammettere che si tratta esclusivamente di effetti collaterali se paragonati al tipo di benefici che ci potremmo aspettare da informazioni digitali correttamente insediate su internet.

Ciò che colpisce di più rispetto a questo tipo di discorsi – sebbene non sia sorprendente, data l’indole conservatrice dell’industria editoriale e le assolute incognite dei nuovi modelli di business – è che definiamo gli ebook attraverso una lista della lavandaia di cose che non si possono fare:

  • Non si può linkare in profondità un ebook, indirizzando il link, per esempio, ad una specifica pagina o a un paragrafo in particolare, ad un capitolo, ad una immagine, ad una tabella.
  • Non si può davvero “creare un collegamento” verso un ebook, ma solo ad alcuni specifici punti di acceso di alcune “istanze” di quell’ ebook, perché non c’è alcun ebook “ufficiale” (‘canonical’) al quale linkarsi.  Non c’è alcun permalink che indirizzi ad un capitolo e nessun URL (Uniform Resource Locator) che conduca ad un ebook.
  • Non si può (normalmente) copiare ed incollare testo, una delle azioni più ovvie che si pensa di poter fare.
  • Non è possibile fare una ricerca (query), per esempio, su tutti i libri che parlano di Montreal scritti nel 1942 – anche se hanno avuto lo stesso editore.

Non si può fare nessuna di queste cose perché continuiamo a considerare i libri come facenti parte di una realtà esterna ad internet, anche se, in qualche modo, hanno un’essenza elettronica. E’ possibile acquistarli su internet, ma tutta la roba che contengono al loro interno non è raggiungibile. Gli ebook sono il tentativo di facilitare l’acquisto e la lettura dei libri ma evitando loro di far davvero parte della rete.

Molta gente non vuole che i libri diventino parte integrante di internet semplicemente perché non si ha la più pallida idea di cosa potrebbe diventare l’industria se lo facessero. Ma tutto questo è destinato a cambiare, prima o poi. Principalmente il valore della digitalizzazione dei libri ha interessato i lettori per la distribuzione e per la convenienza, ma c’è un enorme valore sconosciuto e non considerato una volta che i libri saranno accessibili allo stesso modo in cui lo è un sito web ben congegnato.

Il segreto condiviso da coloro che hanno trafficato con EPUB, la specifica open source per gli ebook, è che un file .epub è davvero e solo un sito web scritto in XHTLM con qualche caratteristica particolare qua e là. E’ un sistema chiuso su se stesso (come un libro! Fra le due copertine!) ed è molto più difficile con un ebook fare le stesse cose che si possono fare con un sito web. EPUB rappresenta veramente un sistema per allestire un sito web senza che i lettori o l’editore se ne possano accorgere.

Ma tutto è già pronto all’interno delle specifiche EPUB per fare il prossimo ovvio, ma temutissimo passo: permettere al libro di condurre una propria vita all’interno di internet, insieme ai siti web, ai database, ai blog, a Twitter, alle mappe e alle applicazioni.

Si parla davvero poco di tutto ciò all’interno dell’industria editoriale, almeno quella che conosco, ma c’è già tutto ciò che può servire per muoversi. Se qualcuno sta cercando di decifrare l’industria editoriale con un qualche tipo di orizzonte a lungo termine, dovrebbe saper guardare in questa direzione. (Basta chiedere a Google (GOOGnewspeople), una società che ha già iniziato a gettare le basi per la sua svolta con Google Books).

Un API è un “Application Programming Interface” (interfaccia di programmazione per una applicazione). E’ ciò che alcune brillanti web companies hanno creato in modo che altre società innovative e altri sviluppatori possano creare a loro volta strumenti e servizi per migliorare i sottostanti database con altri servizi.

Per esempio:

  • Google Maps ha un API che fa in modo che i servizi di geo-locazione (come ad esempio Yelp) possano usare Google Maps e i dati commerciali in esso contenuti per meglio soddisfare le esigenze dei loro clienti.
  • Twitter ha un API che fa in modo che altre strutture possano implementare dei client Twitter, cercare Twitter, fornire il servizio di analisi di Twitter, etc…
  • Amazon ha un API che facilmente permette agli sviluppatori di dirigere e indirizzare informazioni sul prodotto in vendita.
  • Wikipedia ha un API che fa in modo che sia possibile creare un libro di tutti gli editing fatti su un determinato articolo, per esempio “La guerra in Iraq”.

Siamo molto, molto lontani dal giorno in cui gli editori penseranno a se stessi come a dei fornitori di API o a considerare se stessi delle interfacce di programmazione per applicazioni nei confronti de libri che pubblicano. Però è stato constatato innumerevoli volte che c’è una crescita di valore ogni volta che i dati e le informazioni vengono messe a disposizione del mondo (a volte selettivamente). Questa è proprio l’utilità di internet e questa è la direzione che, col tempo, prenderà l’industria editoriale.

Non ho idea di come potrà funzionare un API per i libri, e neanche so esattamente cosa significhi. Non so quali potranno essere le geniali trovate che la gente si andrà ad inventare una volta che i libri saranno su internet. Ma so che succederà e il “futuro dell’industria editoriale” avrà a che fare con tutto questo. Il modo attuale di concepire l’ebook non è altro che un momento interlocutorio per un ecosistema digitale di pubblicazione libraria che non somiglierà per niente al mondo attuale.

Hugh McGuire

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