Altra segnalazione.
Si tratta di Massimo Mantellini che dice la sua a proposito di ebook e mercato librario italiano sul Post di Luca Sofri. L’articolo si intitola “Quello che mi piacerebbe succedesse con gli ebook” e, naturalmente, merita di essere letto nella sua interezza.
Parole di saggezza che passeranno inascoltate, temo.
Il punto di vista dei lettori. Per dire.
Molto caro a questo blog.
“[...] Il terzo soggetto da considerare in questa vicenda, l’anello apparentemente debole della catena, sono i lettori, quel mercato piccolo di persone che amano i libri, che ne leggono molti e che vorrebbero sperimentare la lettura nei formati elettronici anche nella propria lingua. Questi lettori in lingua italiana hanno oggi a disposizione molto poco: hanno lettori ad inchiostro elettronico che costano ancora molto (lo stesso ebook reader di Telecom si dice costerà attorno ai 250 euro) e offrono prestazioni software imbarazzanti, avranno ebook molto costosi e molto chiusi che nessuno comprerà volentieri, mentre un simile ecosistema indotto sarà il propulsore ideale per il passaggio dei libri nei circuiti di condivisione, azzerando i sensi di colpa di molti. La restante grande maggioranza dei potenziali clienti nemmeno viene considerata perché esiste un gradino tecnologico che oggi rende di fatto gli ebook una faccenda per pochi introdotti digitali e li condanna a una assoluta marginalità sociale. Non rafforzeremo nessuna democrazia a colpi di ebook nei prossimi mesi.[...]“

L’articolo completo si trova qui.
E’ proprio vero: l’avidità è una brutta bestia. Capita che faccia agire contro se stessi. E una volta ebbe a dirlo perfino Michael Moore, il regista (americano).
Ma tanto, cosa ti vuoi aspettare da uno come lui?
“Penso spesso a quanto sia ironico.
Io faccio queste cose e poi dove vanno?
Vanno in TV sono distribuite dagli studios di proprietà di grandi corporation. Perché mai mi distribuiscono se io mi oppongo a tutto ciò che loro rappresentano? Uso i loro soldi per contestare quello in cui loro credono.
Il fatto è che loro non credono in niente.
Mi distribuiscono perché sanno che milioni di persone verranno a vedere il mio film o il mio programma in TV e loro faranno soldi.
E io sono riuscito a diffondere le mie idee approfittando di questa grande falla del capitalismo: il vizio dell’avidità.
Si dice che l’avido ti venderebbe la corda che servirà a impiccarlo pur di guadagnare un solo dollaro. Bè, io sono la corda o almeno spero; un pezzo della corda. E loro credono che quando la gente vede un mio lavoro, magari guarda questo film o qualcos’altro, nessuno comunque farà niente perché loro sono stati molto abili a intorpidire le menti abbassando il nostro livello culturale. Quindi non avrà nessun effetto. La gente non si alzerà dal divano per andare a fare politica. Ne sono convinti.
Io sono convinto del contrario. Sono convinto che qualcuno uscirà da questo cinema o si alzerà dal divano per andare a fare qualcosa, qualsiasi cosa per riportare il mondo nelle nostre mani.”
Queste sono le parole che chiudono il film “The Corporation“.
Consigliatissimo.

“Penso spesso a quanto sia ironico.
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