Konrath e l’anfiteatro della scrittura eterna

Parliamo di ebook.
Tutt’ora conviene senz’altro continuare a tenere d’occhio l’America (come si diceva ancora qualche giorno fa a proposito della musica su questo blog). Non è trascorso ancora un anno da quando ho iniziato a sentir parlare di uno scrittore americano di noir polizieschi horror con pesanti pennellate di gore che da non molto aveva deciso di auto pubblicarsi e i suoi primi timidi successi stavano già facendo rumore oltreoceano. Ma le cose, si sa, vanno veloci. L’importante è avere un inizio. Quando hai un inizio il resto è inevitabile…

Konrath è ormai circondato da un’ampia schiera di altri self-published authors (come si dice in quell’idioma buono per smascellarsi :-)), gli scrittori che hanno deciso di affrontare in solitario il mare in tempesta dell’editoria stanno davvero dilagando e cominciano addirittura ad affermarsi delle Indie Star, come titola Giuseppe Granieri in un formidabile pezzo dalle colonne on-line del quotidiano La Stampa.

Qui.

Insomma Konrath è ormai roba antica da quelle parti e lui stesso ne è ben felice. La sua carriera sta procedendo col vento in poppa, il suo blog è diventato un punto di riferimento per mezzo mondo (sarei curioso di conoscerne le statistiche) sta continuando ad attivare collaborazioni con altri colleghi, il cinema lo ha avvicinato e, soprattutto, i suoi ebook gli stanno fruttando un sacco di $. Fra l’altro e detto fra noi, il buon Joe, non è davvero niente di speciale (ho avuto modo di parlarne in una precedente occasione). Per quel poco che ho letto è uno scrittore che fatica a collocarsi in una media qualità di intrattenimento, eppure è innegabile che sia stato un apripista. E adesso ne parlano tutti.

Perché gli scrittori che hanno deciso di tentare la strada dell’autopubblicazione sono in aumento e perfino la stampa mainstream sta iniziando ad occuparsi del fenomeno nel suo insieme. Pochi giorni fa, il 7 gennaio, Victoria Strauss, dalle pagine del suo blog, cercava di ridimensionare il fenomeno generale provando a contestualizzare le informazioni uscite su alcuni giornali che si distinguevano per un tono eccessivamente sensazionalistico. Per esempio il Los Angeles Times titolava Gli editori di libri si vedono ridimensionare il loro ruolo di filtro culturale, parlando, appunto di JA Konrath, Seth Godin, e Greg Bear e Neal Stephenson che (questi ultimi due) stanno scrivendo  on-line un romanzo seriale collettivo. Tutta gente che se ne infischia bellamente dell’industria editoriale tradizionale, che quindi non ha più alcuna voce in capitolo nell’indirizzare i trend e nel dettare l’agenda e la vita intellettuale di alcunchè. Insomma: arrivano i barbari.

La Strauss però getta acqua sul fuoco: di queste cose, secondo il suo punto di vista, se ne parla a sproposito:

“[…] si prendono molti esempi non rappresentativi e, con qualche allusione e qualche omissione, si fa capire che si tratta di una opportunità che riguarda tutti. Gli autori presi in esame nell’articolo, sono tutti affermati scrittori di successo – in alcuni casi si tratta di scrittori di best seller – che, prima di auto pubblicarsi e di disconoscere il ruolo del loro editore commerciale, potevano contare su una base consistente di pubblico e su un solido fattore auto promozionale. Si tratta di vantaggi che l’autore debuttante che deve cominciare dal nulla non ha, non li ha l’eterno autore di nicchia, il cui piccolo seguito è lì proprio perché il suo eroe non ha sfondato. Insomma, ciò che può fare Seth Godin, probabilmente non puoi farlo tu.”

L’articolo prosegue applicando abilmente i precetti dell’arte retorica. Si ammette che, certamente, si dà il caso di autori assolutamente sconosciuti che sono giunti ad un percepibile successo attraverso l’autopubblicazione. E lo stesso Konrath ne fornisce una lunga lista (attenzione alle date: e del 3 gennaio 2011): quelli che vendono almeno 1000 ebook al mese; anche se non è sottolineato il fatto che più che di una tendenza potrebbe trattarsi di fatti episodici assemblati alla bisogna. Che sia solo astuzia?

[…] Molti di questi autori hanno numerosi titoli in vendita (cioè possono aver venduto 250 copie di quattro diversi titoli piuttosto che 1000 di un titolo solo) e inoltre hanno applicato prezzi molto inferiori rispetto a quelli di un grande editore (il che li rende particolarmente attraenti agli entusiasti degli ebook, molti dei quali nutrono forti sentimenti di ostilità nei confronti delle politiche di prezzo dei grandi editori).

E, anche se, come sostiene Konrath, la lista è solo un piccolo esempio dei grossi volumi di vendita di chi si è auto pubblicato su Kindle, queste storie di successo devono essere ricontestualizzate rispetto alle migliaia di autori auto pubblicati i cui libri non stanno vendendo in grosse quantità .

Konrath sembra essere convinto del fatto che tutti, impegnandosi un po’, possono movimentare un buon numero di ebook, ma scommetto che ci sono un sacco di scrittori che sanno che non è così facile.

Scommetto anch’io. Vogliamo dirlo? Questo pezzo ha tutta l’aria di essere un filino preconcetto. Si spacciano un po’ di ovvietà come distillati di senno e misura. Uno su mille ce la fa.

In più non è proprio verissimo che lo stesso Konrath (e altri come lui) fosse già famoso prima. Non voglio fare il difensore d’ufficio del buon (?) Joe perché, in fondo in fondo non è che mi interessi più di tanto, però sarebbe sufficiente leggersi il suo blog dall’inizio per capire un po’ più a fondo la sua storia. Che è una bella storia, di per sé. Fino all’inizio del 2009 poteva contare solo su tre titoli pubblicati su carta per un editore che non lo sosteneva minimamente quanto a marketing e comunicazione. Era lui stesso, a sue spese, a doversi sobbarcare chilometri e chilometri sulla sua vecchia automobile, una città dopo l’altra, uno stato appresso all’altro, paio di scarpe dopo paio di scarpe, facendosi ospitare da chi aveva il buon cuore di offrirgli un divano per dormire durante i suoi tour di autopromozione nelle librerie. (Lacrimuccia? Dickens aleggia?) Copie da autografare, presentazioni e lezioni da collezionare sul curriculum. Intendiamoci: nulla di eroico, un lavoro come un altro. Sacrifici in vista di un futuro migliore. Solo che di questo futuro migliore si faticava a scorgere una qualche traccia un pochino più incoraggiante. Forse era arrivato il momento di smettere. Solo che, intanto, era arrivato il Kindle

Non stava proprio sulla bocca di tutti, non era affatto “famoso” pur avendo pubblicato a stampa tre titoli (anzi faceva un bel po’ di fatica a rimanere impresso). Però questa è la vulgata che da tempo circola e che è difficile da estirpare, ancora oggi. Nello stesso giorno in cui Victoria Strauss ha pubblicato il suo articolo, allora, sul blog di Konrath è stato ospitato l’estratto da un monitoraggio (qui quello completo) di Robin Sullivan e Derek J. Canyon: la lista dei top sellers per i giorni di Dicembre 2010. Montly sales.
Eccola:

Blake Crouch – 2500+
Nathan Lowell – 2500+
Beth Orsoff – 2500+
Sandra Edwards – 2500+
Vianka Van Bokkem - 2500+
Maria Hooley – 2500+
C.S. Marks – 2500+
Lee Goldberg – 2500+
Lexi Revellian – 4000+
Zoe Winters – 4000+
Aaron Patterson – 4000+
Bella Andre – 5000+
Imogen Rose – 5000+
Ellen Fisher – 5000+
Tina Folsom – 5000+
Terri Reid – 5000+
David Dalglish – 5000+
Scott Nicholson – 10,000+
J.A. Konrath 10,000+
Victorine Lieske – 10,000+
L.J. Sellers – 10,000+
Michael R. Sullivan – 10,000+
H.P. Mallory – 20,000+
Selena Kitt – 20,000+
Stephen Leather – 40,000+
Amanda Hocking – 100,000+

E non è neanche una lista particolarmente accurata, volendo ci si potrebbe perdere molto più tempo e individuarne altri di scrittori. Ma è sufficiente per dimostrare molto bene che non c’è solo Konrath nel panorama indipendente americano e che non bisogna essere già “famosi” per poter avere successo con ciò che si è scritto. Su questa lista solo 6 scrittori avevano già un contratto di pubblicazione con una casa editrice prima di iniziare a pubblicare autonomamente.

Hopefully it will kill the
“only J.A. Konrath can do it”
bullshit that continues to circulate.

La Indie Star naturalmente è questa Amanda Hocking, 26 anni che, come si legge sull’Huffington Post, per la precisione ha venduto 185000 ebook (molto più dei 100mila indicati poco sopra). E’ nata nel Minnesota e ha scritto 17 romanzi. Ne ha auto pubblicati 8 su Amazon Kindle lo scorso aprile. Il genere di riferimento è il famigerato Young Adult Paranormal Romance e l’ Urban Fantasy (in realtà, temo si tratti di semplice romanzo rosa con un vestito nuovo, adolescenti cresciutelli alle prese con i primi calori e qualche vampiro, l’esempio più splendente è Twilight). Sì, è partita dall’anonimato più totale. Cupo e solitario come si conviene a una vera dark.

Intervistata da Tonya Plank (scrittrice, a sua volta), dice:

Questa è stata la mia prima esperienza di pubblicazione. Prima di passare a Kindle ad Aprile ho pubblicato qualcosa tramite Lulu ma non ho venduto nemmeno una copia. L’ho fatto più che altro per poter avere qualche copia di un mio libro stampato da far leggere a mia madre, ma non avrei mai creduto che quella dell’autopubblicazione fosse una strada percorribile. La prima esperienza di vendita di qualcosa scritta da me è avvenuta lo scorso aprile con Kindle.

Qual è stata la tua strategia di marketing e comunicazione per promuovere i tuoi libri?

Non c’è stata nessuna strategia. Credo che molti dei vantaggi sui quali ho potuto contare è che cose che normalmente sono considerate “marketing” sono cose che ho sempre fatto comunque. Sono in attività da anni sui blog e sui social network. In più ho inviato copie delle mie bozze di scrittura ad altri blogger. I blogger che si occupano di libri sono una comunità molto interessante e sono stati per me di grosso incoraggiamento […].

E per l’editing come ti sei comportata? Hai pagato un editor di tasca tua o ti sei servita di colleghi lettori / scrittori?

Sarò onesta. Quando ho iniziato a pubblicare ad Aprile pensavo che l’editing fosse a posto. Il primo libro che ho pubblicato (My Blood Approves) me lo sono riletto una cinquantina di volte, ma è stato anche letto e corretto da una ventina di miei colleghi. In questo modo credevo di far emergere tutti gli errori di grammatica. Ma mi sbagliavo.

Da quel momento ho cercato di coinvolgere lettori di secondo livello più accurati o di ingaggiare qualcuno. Ma ancora adesso la gente sta incontrando errori. E’ pur vero però che non si tratta di un mio difetto di applicazione.

Sono alla ricerca di un editor professionista del tipo che potrei incontrare se uno dei miei libri fosse preso in carico da una casa editrice. Ciò che è più frustrante in proposito è che posso fare tutto da sola, a parte l’ editing. Posso scrivere, occuparmi della grafica della copertina, il marketing… ma non posso farmi l’editing da sola. Non è proprio possibile.

Il resto dell’intervista sta qui.

Per chi fosse interessato, qui c’è il blog della giovane autrice, qui la sua pagina Amazon, qui quella di Smashword, e qui Barnes&Noble.

Non c’è che dire: un bellissimo exploit. La ragazza è comunque interessata ad una casa editrice tradizionale e al mercato cartaceo (il contrario di quanto Konrath non dimentica mai di sottolineare) che, a suo dire, riguarda ancora il 70/80 % del mercato. In realtà, per quanto ne so (ma mi rimetto a più puntuali pareri), il mercato cartaceo librario americano per la saggistica e la narrativa si attesta ancora intorno al 90%, ma  decisamente meno in fermento rispetto a quello elettronico.

Anyway.

Questo è quanto sta accadendo in USA. Quel che accade nella nostra bella Italia sarà oggetto di un prossimo post. Però la sensazione è che ad esclusione della nicchia dei navigatori più strutturati si tratti di un argomento che necessita ancora di moltissimo lavoro di evangelizzazione. E poi qualcosa vorrà pur dire se basta accendere la TV e la prima notizia che ci assale ( ;-)) è che il 47% degli italiani legge un libro (o meno) all’anno. Anyway.

Intanto mi fa molto piacere segnalare una delle ultime fatiche del Duca che argomentando a proposito di ebook e giochi di ruolo ci rende noto, fra molte altre cose interessanti, sia che le ragazze sono poco interessate alla storia delle baionette (perché preferiscono i vampiri) e sia che le versioni elettroniche dei manuali e delle espansioni a stampa per i giochi di ruolo distribuite gratuitamente possono funzionare da ottima pubblicità. La comunicazione:

Pubblicità, niente di più semplice: fai provare il prodotto, fallo desiderare e chi se ne innamora lo comprerà perché altrimenti non potrebbe goderne appieno. Talvolta l’effetto sulle vendite del cartaceo è tremendo

Il resto è qui e merita attenzione, il discorso ha un respiro più ampio.

Chiudo con un’altra segnalazione: sul blog di 40K c’è una fantastica intervista a tema editoria del futuro ad Alessandro Zaccuri, grandissimo scrittore ed autore di uno dei più bei libri che mi sia capitato di leggere negli ultimi anni, Il signor figlio.
Dice certe cose che…

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4 risposte a Konrath e l’anfiteatro della scrittura eterna

  1. Hersilius Klein scrive:

    I prezzi. Prendo spunto dal libro che sto leggendo in questo momento, “il cimitero di Praga” di Eco, in versione cartacea, nonostante sia un felice possessore di un ottimo cybook gen 3. Faccio spesso acquisti su Ibs, per cui mi riferisco a questo store. Ebbene, in questo momento la versione cartacea (con uno sconto sul prezzo di copertina che applica il negozio virtuale) costa 13,65 euro. L’edizione è cartonata e sicuramente di pregio, quindi è un bell’oggetto . Lo stesso titolo in versione ebook costa 13,99 euro. E’ un caso limite, d’accordo. Che la versione digitale costi addirittura di più di quella di carta è contrario a ogni logica e può essere frutto soltanto o di una svista o di un corto circuito del meccanismo. Il caso limite però si ripete. Uno degli ultimi libri che ho comprato, sempre in versione cartacea, è “I segreti del Vaticano” di Augias. Anche qui l’ebook costa 13,99 euro, quello di carta, e anche qui siamo in presenza di una bella edizione cartonata con sovraccopertina e tutto il resto, costa 13,65 euro. La cosa è completamente folle. Stiamo parlando di Bompiani e Mondadori. Il dubbio è che le versioni in ebook siano state fatte tanto per salire sul treno e non rimanere tagliati fuori, ma che l’intenzione sia quella di non venderli. Magari per svuotare i magazzini, magari perché c’è ancora tutta una vasta filiera che non è stata ancora riprogrammata e che rischierebbe il collasso. I giganti si muovono a fatica, e una volta caduti si rialzano con difficoltà. Va bene. Restando su Ibs, però, vediamo anche che al momento gli editori che vendono ebook sono circa 180, colossi compresi. Solo alla fiera della piccola e media editoria di Roma gli editori presenti sono ogni anno tra i trecento e i quattrocento. Che fine hanno fatto? Tra i pochi che sembrano convinti degli ebook ci sono Marsilio e Newton Compton, che vendono gli ebook a 4,99 (ma Newton sale spesso a 6,99). E il libro in testa alla classifica delle vendite degli ebook, in questo momento, è proprio “il predicatore” di Camilla Lackberg, guarda caso proprio di Marsilio, guarda caso proprio a 4,99 euro. Marsilio non è un piccolo editore, e dopo il ciclone Larsson ha fatto sicuramente un salto di dimensioni ragguardevole. Ma il fatto degno di nota è che nella classifica dei libri di carta, quello stesso libro si trova solanto alla posizione numero 26 (prezzato a 13,30 euro, sempre con lo sconto). Ovvio, ognuno fa i propri conti, ma che speranze aveva la Lackberg, che non ho letto e che per carità sarà un libro bellissimo, di salire più in alto di Follett, Eco, Connelly, tanto per dirne tre che appena firmano un post it quello diventa un best seller? Per cui la domanda che mi pongo è: cosa diavolo aspettano gli altri? Lasciamo da parte i giganti, per i quali possiamo supporre i problemi di cui sopra, ma i piccoli, i medi, quelli che potrebbero infilare il proprio libro sopra l’ultimo best seller Mondadori nelle classifiche delle vendite digitali, che fanno? Mistero. In internet ci sono torrent che contengono duemila libri gratis. E per creare un epub oggi basta open office, che è gratis. Ma sono discorsi vecchi, logori, fatti e rifatti. Eppure, le cose stanno ancora in questo modo. E i possessori di un ereader ammirano il bell’ogggetto, poi lo chiudono e aprono il vecchio libro di carta. Non per il notorio Odore della carta o altre scemenze del genere, ma perché non ha senso pagare un file quanto un oggetto rilegato che per giunta a noi lettori piace parecchio. E poi a me non piace leggere a scrocco i libri scaricati, per principio. E’ una realtà paradossale, una fetta di mercato che aspetta un prodotto da anni e chi dovrebbe darglielo nicchia. Qualcuno mi aiuti a capirci qualcosa.

  2. anonimo scrive:

    Chi ci capisce qualcosa è brevo…

  3. Sir Robin scrive:

    Ciao Hersilius!
    E ben trovato anche al grandissimo (e saggio) anonimo pugliese!

    Begli spunti. Vedi che su Amazon.it “Il cimitero di Praga” cartaceo costa pure meno: 12,29 euro. Sconto del 37%. I prezzi sono molto più bassi lì che sullo stesso sito dell’editore di un qualsiasi libro… Na Camboggia!

    Anche io mi chiedo da diverso tempo come mai i piccoli editori non approfittino di questo stato di cose per corrodere quote di mercato e piazzare (possibilmente) ottimi ma meno strutturati autori in cima alle classifiche, almeno quelle elettroniche. Da cosa nasce cosa. La comunicazione e le sue scienze.

    Comunque mi dico anche che è una faccenda che si sta iniziando a sviluppare adesso e ci vuole il suo tempo. Innegabilmente c’è stata una accelerazione negli ultimi mesi. Più si va avanti, però, e più mi rendo conto che noi assidui frequentatori della rete dovremmo mettere il naso fuori dalla finestra. Si scoprirebbe che il 99% della gente non ha la minima idea di quello di cui si sta parlando. Epub, epaper, essere o non essere retroilluminati, cosa davvero vai a pagare quando compri un libro di carta o un ebook, la disponibilità perenne (ma immediata) di interi cataloghi librari contro attese di settimane o di libri fuori catalogo etc etc… Figurati Konrath o Amanda Hocking. Sono cose che al momento capisce e apprezza solo chi ne ha fatto esperienza. Giletti, invece, preferisce di gran lunga continuare “parlare” di Avetrana fino allo spasimo, per dire. Su qualcosa bisogna pure che si evangelizzi.

    In più mettici che chi si dedica ai libri (soprattutto alcuni) può venire considerato un mezzo terrorista. Una specie di corpo estraneo da espellere dall’organismo della buona società. Fesso chi legge. E già è qualcosa se qualche assessore meno accorto di altri si prende la briga (e di certo il gusto) di fare la sparata in carta bollata perché invece sembra che queste cose siano molto più efficaci se fatte senza lasciare tracce, sottovoce:
    «Mi spiace, ma il libro che cerca continua ad essere in prestito, provi a tornare… »

    Un ebook qualsiasi, al contrario, con due click ce l’hai a disposizione.

    Insomma, come si dice, ci sono in gioco numerose variabili.
    L’anonimo, dopotutto, non ha per niente torto.

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