Una specie di corto circuito

Una specie di corto circuito. Dopo aver letto articoli e commenti che hanno gettato (giustamente) il crucifige su Amazon in quanto quint’essenza dello squalismo pseudo neo-liberista (dove in realtà di neo non c’è un bel nulla ma è la solita antica cultura della prevaricazione spacciata per competitività) pare che proprio l’azienda di Jeff Bezos si appresti a pubblicare un libro arduo e importante, da editore di prestigio. Senza dubbio lo fa solo per ragioni legate al branding, ma tant’è. Si tratta di Per una canzone e cento altre e il suo autore si chiama Liao Yiwu, uno degli intellettuali cinesi più scomodi al suo regime, che ha vissuto in prima persona, e da protagonista, tutte le contestazioni più temerarie al governo cinese, da piazza Tienanmen in poi; uno scrittore e un attivista che ha dovuto subire il carcere più disumano e torture e sevizie terribili.

I diritti per il libro sono stati messi all’asta e Amazon ha stravinto a suon di milioni su avversari degnissimi quali Harper Collins e Random House, il che permetterà al pubblico occidentale di poter leggere il manoscritto in questione sia in formato elettronico che cartaceo in edizione Kindle. Non è cosa da poco se riferita alla politica editoriale di Amazon dal momento che lo spessore è proprio il difetto più evidente sia dei pochi libri editi sotto l’etichetta Kindle Editions, sia delle autoproduzioni in self publishing. Ma soprattutto perché si tratta di un libro che ha tutte le caratteristiche più adatte per fare sensazione, come si dice, perchè getta uno sguardo da vicino sopra a un mondo che erroneamente ci si immagina laborioso e passivo mentre, racconta Liao Yiwu: «Non avete idea della rabbia che c’è nel mio Paese: é una bolgia infernale, una bomba che sta per scoppiare».

Di queste cose sui giornali non si trova mai traccia e si finisce per illudersi che il popolo cinese non soffra delle gigantesche contraddizioni in tema di lavoro e diritti grazie alle quali quella economia è diventata una delle prime al mondo. Eppure i conflitti sociali sembrano esserci, solo che non se ne sa nulla o quasi, visto che, per tacere della stampa ufficiale, il web in Cina è controllato, non ci sono piattaforme di blogging libere, niente social network né Google al netto di censure, niente di niente.

Dunque questo titolo andrà ad essere contenuto in quegli stessi dispositivi che sono stipati nei magazzini Amazon americani dove i lavoratori sono costretti dalle necessità di un sistema economico “competitivo” a svenire a causa del caldo insopportabile mentre eseguono compiti sempre più gravosi in nome di una corsa forsennata verso quote di mercato via via più grandi.

Eppure i contenuti sono importanti e il fatto che abbiano la possibilità di girare, di trasmettersi e di moltiplicarsi è ancora più importante: chissà che di contraddizione in contraddizione non si riesca ad ottenere, finalmente, una notizia autenticamente buona.

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5 risposte a Una specie di corto circuito

  1. Riccardo scrive:

    Amazon si muove ormai come un editore. Mi chiedo: Amazon è un editore?

  2. Massi Cavallo scrive:

    Se cominceranno ad andargli bene operazioni di questo tipo fra poco sarà anche l’unico. Credo che gli editori tradizionali stiano iniziando a farsela nei pantaloni.

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