Chicago boys (don’t cry, plz)

Il mio modesto avviso è che il cambiamento che si va producendo in ambito editoriale, intendendo questo termine nella sua accezione più ampia, andrà ad interessare molte direzioni, di cui la più fruttuosa e interessante sarà quella dell’offerta culturale. Credo che si potrà contare su una scelta più ampia: alberi di specie oggi ignote frutteranno oggetti alieni e i sapori saranno meno timidi.

Avendo una possibilità in più di non dover sottostare giocoforza alle scelte o alle opinioni vincolanti di un produttore, gli artisti potranno affrontare direttamente (e a proprio rischio) il proprio mercato, in questo modo liberando energie, progetti ed opportunità che la mediazione al ribasso della politica della “media di gusto” ha fino ad oggi tenuto a freno.

|

Il padrone del vapore, almeno in certi ambiti, non è più padrone di un bel niente da quando la distribuzione capillare di contenuti non ha più praticamente bisogno di supporti. Questo, di sicuro, rappresenta un cambiamento colossale in ambito economico e in termini di rapporti di forza fra artista ed editore, ma nel lungo periodo vuole anche dire che la creatività avrà più possibilità di esprimersi in modi meno ortodossi senza per questo doversi indirizzare verso le solite nicchie più ricettive (sempre quelle).

Chi avrà davvero qualcosa da dire lo potrà fare: finalmente Gigi D’Alessio potrà pubblicare quell’album in stile Dead Can Dance che ha nel cassetto da decenni.

Dice Pino Daniele:

“«Ero stufo di litigare con dirigenti che non capivano di musica e venivano da settori commerciali. Electric Jam doveva aveva un seguito, Acoustic Jam: la Sony non l’ha mai fatto uscire perché non avrebbe venduto». E così ha aperto un’ etichetta, la Blue Drag, che ha prodotto La Grande Madre, il suo nuovo album: «Il presidente sono io e quindi nell’ artista Pino Daniele ci credo», ride.”

(Il resto qui)

Per farla breve, Daniele dice ciao ciao alle major per diventare a 57 anni un alfiere del self-publishing. Con tanto di spartiti nel booklet. Intendiamoci: è Pino Daniele dalla A alla Z; eppure le eversioni sottotraccia, quelle sorde, meno evidenti, sono quelle più insidiose se è vero quanto sempre il grandissimo chitarrista che canta confessa al suo intervistatore de La Stampa:

“Pensi che per Melodramma alcune radio hanno obiettato che ci sia la parte strumentale». I soliti problemi da analfabetismo marketing, ma Pino è convinto che si riaprano spazi d’ascolto in programmi dedicati: «Tornerà la tensione informativa [...]“

Bene, allora.

Del resto grosso modo le stesse cose le diceva, da par suo, un coriaceo Luciano Bianciardi in questa meravigliosa clip di quarant’anni e coda or sono, malcelando il suo fastidio nei confronti dell’editor della Bompiani (« …un funzionario editoriale… ») che avrebbe dovuto porre mano al manoscritto de La Vita Agra: manco per sogno, forget it, rien à faire.

Ah: l’epoca era quella nella quale il mestiere di editor lo conducevano gente come Calvino, Pavese o Vittorini.

Share
Questa voce è stata pubblicata in editoria, Massimiliano Cavallo, musica, nuovi media, Quickthing, segnalazioni e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un Commento