La confusione sotto il cielo

La premessa (doverosa): l’AgCom, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, è un ente amministrativo di nomina politica. I suoi membri, o meglio i suoi commissari che se non vado errato sono otto, sono scelti direttamente dal Parlamento (quindi dai vari partiti che lo compongono). Anche su Wikipedia è scritto che questo particolare inficia in misura non piccola il criterio di indipendenza che dovrebbe informare qualsiasi authority di controllo.

Detto questo, ecco un rapido compendio per accedere ad alcuni degli articoli che hanno menzionato alcuni recenti sviluppi in tema di rete, copyright e censura usciti nelle scorse ore; per quanto ne so tutto è partito da La Stampa:

 (29 marzo)

“Una fonte mi ha inviato questo documento, dopo “decisione finale” preannunciata ieri da Calabro’

Disposizioni interpretative in materia di competenze dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni:

[...]Alla predetta Autorità è altresì affidata la risoluzione extragiudiziale delle controversie aventi ad oggetto l’applicazione sulle reti telematiche [...]

[...] Entro 30 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, l’Autorità adotta un regolamento che disciplina le procedure di notifica e rimozione dei contenuti in qualunque modo resi accessibili in Italia in violazione della legge 22 aprile 1941 n.633 e successive modificazioni e per il tramite di servizi ovunque situati [...]

[...] l’Autorità inoltre dispone la disabilitazione dell’accesso al servizio [...]

[...] L’intervento normativo in questione fa chiarezza nella materia della pirateria nelle comunicazioni elettroniche e nella diffusione telematica di dati, in primo luogo individuando nell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, l’autorità amministrativa cui la legge assegna la vigilanza sulla prestazione di servizi delle società di informazione nel mercato interno, con particolare riferimento al commercio elettronico. A tale Autorità è altresì assegnato il compito di curare la risoluzione stragiudiziale delle controversie che involgono l’applicazione sulle reti telematiche del diritto d’autore [...]“

(il resto qui)

Molti commentatori hanno iniziato a preoccuparsi:

(29 marzo)

“Il web italiano si appresta a vivere una svolta potenziamente epocale in tema di censura: il potere di oscurare i siti online, infatti, è in procinto di passare dalle mani, sulla carta imparziali, dei giudici a quelle dell’Agcom [...]“

(il resto qui)

(29 marzo)

“Potere di vita e di morte ad Agcom sul web italiano. E abolizione delle norme europee che ci proteggono dal rischio di trasformare i provider in poliziotti di Internet. Ci sono queste macroscopiche novità in una bozza di articolato che sta circolando in queste ore nelle sale del governo [...]

[...] In sostanza, in Italia il potere di censurare il web non è più in mano a un giudice – che sente le parti – ma a un’autorità amministrativa di nomina politica [...]“

(il resto qui)

(29 marzo)

“Altro che Governo dei professori, del rilancio e del futuro. Quello del Professor Mario Monti rischia di passare alla storia come il Governo più nemico della Rete che il Paese abbia avuto negli ultimi anni. Ma stiamo ai fatti che giustificano un giudizio tanto severo[...]“

(il resto qui)

Qualche sintesi che, fra l’altro, mette in evidenza in un sol colpo tutti i difetti di uno strumento informativamente rozzo e approssimativo come Twitter :)

(ma qui c’è il blog)

Altre importanti prese di posizione:

(29 marzo)

“Io non so se la bozza che è circolata oggi in rete sia davvero il Porcellum che una Agcom in scadenza sta confezionando per la Internet italiana. Quello che so è che se un progetto del genere andrà in porto nessuno potrà davvero chiamarsi fuori, primo fra tutti il Governo Monti e la sua mille volte citata cabina di regia per l’Agenda Digitale.”

(il resto qui)

(29 marzo)

“[...] In fondo, non è in gioco il potere di decidere che nessuno discute, ma il metodo per raccogliere le informazioni prima di decidere.”

(il resto qui)

Uno degli stessi commissari (Nicola D’Angelo) arriva ad augurarsi che la faccenda non sia autentica, ma solo una indiscrezione infondata per poi fornire uno spigoloso aggiornamento non appena emerge che si trattava solo di un’ipotesi al vaglio fra le tante, seppure delineata molto puntualmente:

(29 marzo)

“[...] poteri “speciali”all’Agcom in materia di repressione delle violazioni del copyright. Visto il tenore della norma non mi sembra possibile o meglio  spero che non sia vero.

(30 marzo)

[...] Prego, d’ora in avanti risparmiateci questo esercizio e dedicatevi a promuovere lo sviluppo digitale. Dedicatevi poi a facilitare l’uso legale dei contenuti piuttosto che armeggiare con pericolose formule repressive.”

(il resto qui)

Perchè infatti sarà il Presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, nonchè Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri del Governo Monti Antonio Catricalà, a ridimensionare l’episodio:

“[...] è intervenuto direttamente il Sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, che ha dichiarato: «Garantisco che la norma non è affatto censoria, non ha niente a che vedere con l’Hadopi francese, non prevede mai in alcuna maniera la disabilitazione, né la disconnessione degli utenti, ma solo la rimozione dei contenuti illegali. Cioè non siano accessibili i siti che li ospitano, se non li tolgono entro un tempo ragionevole».

Secondo la bozza infatti l’Agcom ha il potere di disabilitare l’accesso ai servizi o di far rimuovere specifici contenuti che giudica violino il diritto d’autore.
«Sono nella cabina di regia sull’Agenda digitale – ha proseguito Catricalà – e ci stiamo allenando». Tuttavia il Sottosegretario ha sottolineato che «finché si tratta di indiscrezioni non esiste niente, né dal punto di vista politico, né dal punto di vista giuridico».
«Non è un documento ufficiale e assicuro che quella non è la bozza che io tengo nel cassetto».

Catricalà ha anche ammesso che la materia non è di sua competenza, ma del ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera: «Finché non ho l’OK di Passera la cosiddetta “Norma Catricalà” non esce dal mio computer»[...]“

(il resto qui, articolo consigliato perchè molto esauriente)

Ma Guido Scorza, su Cadoinpiedi, scrive di un golpe contro la rete la cui incidenza sarà evidente fra pochi giorni perchè si tratta di un atto del Governo già predisposto:

(30 marzo)

“[...] un autentico Golpe in danno della Rete nell’ambito del quale il Governo espropria il Parlamento del potere di disciplinare una materia delicatissima e lo affida ad un’Autorità semi-indipendente, allo scopo, peraltro, di dotarla – ex post – di un potere che quest’ultima ha, illegittimamente, già iniziato ad esercitare [...]“

(Prima qui 22 marzo, poi qui 30 marzo)

Che dire? C’è un po’ di confusione che non promette nulla di buono. Da semplice e avido lettore ma anche convinto sostenitore delle potenzialità di internet in termini di opportunità di informazione penso che l’inibizione (anche implicita, sottintesa, aleggiante) di uno strumento così prezioso non potrebbe che portare enormi danni (a tutti).

Probabilmente, anche in questo versante, siamo ad un bivio e non possiamo che assistere e sperare che il sentiero imboccato sarà quello giusto (per tutti): quello che va nella direzione della circolazione legale dei contenuti e della presa di coscienza di una scenario tecnologico in continuo crescente sviluppo. Il che è tutta salute; anche se non basta, in effetti.

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