Come ebbe a dire il vecchio Silente al giovane Potter:
“Sono le scelte che facciamo che dimostrano quel che siamo veramente, molto più delle nostre capacità.”
E’ davvero un bel libro (o un bell’ebook) il saggio/intervista di Luciano Gallino che ha per titolo La lotta di classe dopo la lotta di classe.
Ecco, per dire: soffre di povertà estrema quel segmento di popolazione mondiale che si sforza di sopravvivere (o meglio di non morire) potendo contare al massimo su un paio di dollari al giorno. Tale segmento si stima che ammonti a circa un miliardo di persone. In crescita.
Tutti esseri umani che non contano niente.
Nel suo libro Gallino afferma che il reddito del mondo, cioè l’intera ricchezza che il sistema produttivo planetario riesce a creare, «supera ormai i 65 trilioni di dollari» dove un trilione di dollari ammonta a mille miliardi.
Dice inoltre che:
“[...] il rapporto 2003 sullo Sviluppo Umano dell’ONU [eccolo] stimava che per sradicare la povertà estrema e la fame ci sarebbero voluti 76 miliardi di dollari l’anno. Si può supporre che ai nostri giorni l’importo sia salito, a dire molto, a 100 miliardi [...]“
Quindi, poco oltre:
“[...] c’è da chiedersi che razza di mondo sia quello che produce valore per 65000 miliardi di dollari l’anno e non ne trova un centinaio – pari a un seicentocinquantesimo del totale – per sconfiggere la povertà estrema e la fame. I governi dei paesi ricchi sostengono di avere le casse vuote. [...]“
Poche pagine prima, però:
“[...] Gli USA e la UE hanno speso o impegnato almeno 18 trilioni di dollari per salvare gli enti finanziari “troppo grandi per lasciarli fallire”.”
Un’infima quantità di esseri umani gestisce la totalità della ricchezza del pianeta, è noto. Ma credo sia utile cercare di avvicinarsi ad una misura un po’ meno sfocata del significato di questo squilibrio.
Ora, a me è sembrato che la sproporzione di queste cifre sia così colossale da farmi sospettare che il professore fosse caduto vittima di un refuso o di un altro errore qualsiasi. Invece, più probabilmente, è solo la mia piccola inadeguatezza (etica, tutto considerato) che cerca una via di fuga per ritrarsi di fronte ad un esempio così esorbitante di brutale cinismo istituzionalizzato. Per non dire peggio.
—
edit:
due piccole integrazioni:
la prima è un articolo di Luciano Gallino uscito su Repubblica proprio l’altro ieri dal titolo “Ecco come creare lavoro”. Lo si può leggere cliccando qui.
La seconda è un sito che si chiama Tecalibri che si occupa di promuovere i libri rendendone leggibili stralci molto ampi. Per farsi un’idea precisa di La lotta di classe dopo la lotta di classe è sufficiente cliccare qui.
Post di argomento affine:
Le scelte che “facciamo”
Come ebbe a dire il vecchio Silente al giovane Potter:
E’ davvero un bel libro (o un bell’ebook) il saggio/intervista di Luciano Gallino che ha per titolo La lotta di classe dopo la lotta di classe.
Ecco, per dire: soffre di povertà estrema quel segmento di popolazione mondiale che si sforza di sopravvivere (o meglio di non morire) potendo contare al massimo su un paio di dollari al giorno. Tale segmento si stima che ammonti a circa un miliardo di persone. In crescita.
Tutti esseri umani che non contano niente.
Nel suo libro Gallino afferma che il reddito del mondo, cioè l’intera ricchezza che il sistema produttivo planetario riesce a creare, «supera ormai i 65 trilioni di dollari» dove un trilione di dollari ammonta a mille miliardi.
Dice inoltre che:
Quindi, poco oltre:
Poche pagine prima, però:
Un’infima quantità di esseri umani gestisce la totalità della ricchezza del pianeta, è noto. Ma credo sia utile cercare di avvicinarsi ad una misura un po’ meno sfocata del significato di questo squilibrio.
Ora, a me è sembrato che la sproporzione di queste cifre sia così colossale da farmi sospettare che il professore fosse caduto vittima di un refuso o di un altro errore qualsiasi. Invece, più probabilmente, è solo la mia piccola inadeguatezza (etica, tutto considerato) che cerca una via di fuga per ritrarsi di fronte ad un esempio così esorbitante di brutale cinismo istituzionalizzato. Per non dire peggio.
—
edit:
due piccole integrazioni:
la prima è un articolo di Luciano Gallino uscito su Repubblica proprio l’altro ieri dal titolo “Ecco come creare lavoro”. Lo si può leggere cliccando qui.
La seconda è un sito che si chiama Tecalibri che si occupa di promuovere i libri rendendone leggibili stralci molto ampi. Per farsi un’idea precisa di La lotta di classe dopo la lotta di classe è sufficiente cliccare qui.
Post di argomento affine:
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