Avere e essere

Ho trovato per caso questa clip su YouTube e ne sono rimasto molto colpito. Una ragazza così giovane che riesce ad esprimersi con una intensità ed una maturità davvero degne di nota. Si chiama Francesca Temporin, come indicato nei titoli di apertura e chiusura di questa splendida ripresa. Un suono teso e un’espressività ricchissima che mi hanno lasciato a bocca aperta. Ho pensato che fosse proprio il caso di segnalare…

Non sono un esperto mozartiano né di violino, solo un ascoltatore che si sforza di essere attento. Ma cose di questo tipo fanno ben sperare, tutto sommato. Significa che un po’ di bellezza riesce ancora a sopravvivere e a filtrare in un luogo e in un tempo nel quale la speranza e l’idea di un’esistenza più alta e complessa sembra non avere diritto di cittadinanza.

Non deve essere facile campare di violino oggi in Italia, posto che sia possibile. Intendendo vivere nel senso più pieno della parola, non giovarsi di un indennizzo malsicuro elargito da questo o quel mecenate illuminato, questa o quella fondazione di paperoni interlacciati allo scopo della propria autocelebrazione. Il taglio delle risorse allocate per questo tipo di oggetti significa anche il taglio delle armoniche troppo alte: panorama piatto e desolante. Un vero peccato scientificamente costruito e perpetrato con cinica coscienza.

C’è una fantastica scena di un bel film tratto da un racconto di Stephen King dal titolo italiano evocativo: Le Ali della Libertà (questa). In lingua originale il lungometraggio si chiama The Shawshank Redemption. E’ ambientato in un carcere di massima sicurezza. Ad un dato momento a Tim Robbins, il protagonista, uno ingiustamente incarcerato e l’unico della prigione appartenente ad una classe sociale non proprio reietta, salta la mosca al naso. Ma invece di fare una sola fiamma del luogo della sua dannazione fa molto peggio e attraverso un microfono di fortuna diffonde Mozart per tutta la galera:

« It was like some beautiful bird flapped into our humdrum cage and made those walls disolve away and for the briefest of moments, every last man in Shawskank felt free…»

 

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