Vittime

Germany’s Destructive Anger [NYT]

Sul New York Times è uscito un articolo che mette a fuoco lo strumentale vittimismo tedesco nella vicenda greca ancora peraltro in pieno movimento. Il titolo potrebbe essere tradotto approssimativamente con Il devastante furore della Germania (sottotitolo: l’urlo di Wolfgang terrorizza il Meridione. Ma questo lo aggiungo io :)).

Ciò che è stato imposto al discorso pubblico mainstream non è che l’istituzionalizzazione mediatica di un utilissima cornice di fine della pazienza di cui qualcuno ha abusato fin troppo (anche in considerazione dei rapporti di forza effettivi in seno alla UE). In pratica una auto-rappresentazione che deresponsabilizza completamente il versante egemonizzato dal (en passant: non per caso) ricco e potente comitato ideologico/affaristico germanico. Ciò che non è altro che una guerra di aggressione politica viene mascherata da istanza difensiva: il pretesto per una effettiva e prossima ingerenza (ben dentro i meccanismi decisionali ellenici) e per un ulteriore prestito ad elevatissimo tasso di interesse (con tanto di assurda ipoteca) viene raccontato come unico sistema per riparare i torti subiti, reagire a minacce anche peggiori e per riaffermare un diritto negato.

Il trucco in questo gioco retorico è, come direbbe mia madre, la «faccia fresca» e cioè fare come se si fosse appena tornati da un altrove lontano, togliere (o risignificare) la maggior parte possibile dei trascorsi e scegliersi un punto di partenza comodo, una zona di comfort ideale: ciò che più di tutti paghi nel rendere evidente una ragionevolezza implicita e sensata.

Dice Jacob Soll nell’articolo in oggetto che abbiamo sentito parlare molto più spesso di meritata umiliazione inflitta alla Grecia e molto meno della rabbia tedesca. Perchè la Germania è così pervicacemente incazzata? E’ un fatto, continua l’articolo, che quando capita che entrino in scena gli economisti tedeschi non si tratta più di numeri ma di istanze morali: viene perorata la causa di una Germania onesta che si contrappone ad una Grecia corrotta.

E’ forte la tendenza anche in contesti ufficiali o accademici a costruire versioni della storia che sono deresponsabilizzanti, come se la Germania non avesse avuto (e non avesse tutt’ora) nulla a che fare con le risorse o le opportunità elleniche e le vicende pregresse e solo ora, in quanto membro di un qualche peso di una comunità allargata di stati in difficoltà, si trovasse a dover gestire le conseguenze dovute ad un non rispetto delle regole condivise (!). Si infuriano se e quando si fa menzione di Versailles (il trattato vessatorio loro inflitto  in seguito alla sconfitta della prima guerra mondiale) dal momento che Nazismo e terrorismo sono riferimenti presi per impropri e inaccettabili.

Dunque ne consegue che negli ultimi quattro anni (più che altro) la Grecia si è voluta andare a cercare la propria auto-distruzione e pertanto dal punto di vista tedesco è tutto molto semplice: chi si è indebitato deve soffrire. Senza troppi indecorosi strepiti, la colpa è sulle spalle di chi ha commesso il peccato: è necessario che si emendi atraverso una espiazione purificatrice.
In nome di cosa poi?

Questo l’articolo di ieri del NYT. Torna alla mente l’attacco di un bel libro che mi è capitato di leggere tempo fa, eccolo:

La vittima è l’eroe del nostro tempo. Essere vittime dà prestigio, impone ascolto, promette e promuove riconoscimento, attiva un potente generatore di identità, diritto, autostima. Immunizza da ogni critica, garantisce innocenza al di là di ogni ragionevole dubbio. Come potrebbe la vittima essere colpevole, e anzi responsabile di qualcosa? Non ha fatto, le è stato fatto. Non agisce, patisce. Nella vittima si articolano mancanza e rivendicazione, debolezza e pretesa, desiderio di avere e desiderio di essere. Non siamo ciò che facciamo, ma ciò che abbiamo subíto, ciò che possiamo perdere, ciò che ci hanno tolto.

In Italia siamo molto bene attrezzati in questo tipo di indirizzo (e non mancano conferme a cadenza quotidiana, vicine e lontane) tanto da aver elaborato un’espressione che calza come un guanto: chiagni e fotti.

 

 

1 comment for “Vittime

  1. 19 luglio 2015 at 08:53

    SEGNALAZIONE:
    Marco d’Eramo su MicroMega sviluppa grosso modo (ma da par suo) lo stesso tema con un’analisi lucida e puntuale. Molto interessanti e opportuni gli inquadramenti storici, insomma: da leggere con attenzione.
    La pagnotta del Quarto Reich. Luglio 2015: il mese che ha riaperto la questione tedesca

    http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-pagnotta-del-quarto-reich-luglio-2015-il-mese-che-ha-riaperto-la-questione-tedesca/

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