Carl Sagan, Il Mondo Infestato dai Demoni.

  I cerchi nel grano sono fasulli o, per meglio dire, sono autentiche figure geometriche tracciate sui campi di cereali ma sono fasulli nell’interpretazione che li spiega (forse sarebbe più esatto dire spiegava) in quanto produzioni di macchinari, velivoli o intelligenze alieni. Il motivo è semplice: quando furono disegnati non erano che il frutto di uno scherzo di due buontemponi inglesi, piuttosto avanti con gli anni.

Lo racconta molto bene Carl Sagan a un certo punto del suo bel libro che ha per titolo Il Mondo Infestato dai Demoni, libro del 1996. Per anni e anni la gente ha voluto credere, o ritenere abbastanza plausibile, che quelle fossero le traccie di visitatori provenienti da altri mondi. Il bello è che anche dopo che i due signori inglesi ebbero confessato pubblicamente lo scherzo architettato e perfettamente riuscito, la storia che era cresciuta intorno a questi oggetti (non più) misteriosi continuava a sostenersi. Cioè si continuava a parlare di marziani, astronavi, segnali, etc.

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Questo pone più di una domanda sul rapporto che c’è fra una «verità» di cui si ha bisogno e la voglia di sentirsi dire una storia che confermi e articoli quella «verità». Ma anche su quanti e quali elementi necessitino ad una storia per reggersi, diciamo così, sulle sue gambe. Di cosa si può fare a meno e di cosa no affinché il composto tenga, che sia in misura sufficiente coerente con se stesso e con le proprie premesse. Carl Sagan sembra dirci che la autenticità di un elemento chiave non è essenziale. La storia raccontata può vivere e prosperare anche senza di esso.

Torna in mente una storiella (vedi?) letta chissà dove e chissà quando. Un tizio chiede al suo compare: «Senti, qual è quella cosa rossa che sta attaccata alla parete e fischia?» , e quello ci pensa un po’ e poi dice di non saperlo…
«Ma come! E’ l’aringa, no?» gli fa.
«L’aringa? Ma l’aringa non è mica rossa.»
«Beh, sì è vero. Ma basta un po’ di vernice e un pennello ed ecco fatto.»
«Bene, ma un’aringa rossa non sta attaccata alla parete.»
«Non occorre altro che il bel chiodo.»
«Certo, ma un’aringa rossa sul muro non fischia…»
«E va bene, hai vinto tu! Contento? Sei insopportabile…»

Ecco, qualcosa del genere. Il punto è che noi tutti siamo inclini a farci persuadere da una narrazione presa nel suo insieme. Meglio ancora se questa ci porta in dono un sollievo dal mondo ingiusto e crudele. Non siamo interessati al singolo elemento, al fatto isolato, al punto che compone la linea retta, quanto alla linea in sé e per sé. E’ così che funziona.

E poi siamo poco disposti a rinunciare a quella particolare aumentata consapevolezza ottenuta e grazie alla quale le cose si inquadrano in un senso ben preciso. Gradito e comprensibile, un senso che ci fa piacere conservare. Se arriva qualcuno che smonta pezzo per pezzo tutta l’impalcatura questo qualcuno non ci piace, tendiamo a non considerarlo, a tenerlo fuori, a sottostimare lui per causa quel che dice. E certo, vale anche il contrario.

Il punto è che le implicazioni di questa faccenda sono enormi. Dice Carl Sagan:

«Molti di coloro che avevano seguito con vivissimo interesse le notizie sui pittogrammi tracciati nei campi di cereali e sulla loro presunta connessione con gli Ufo, non degnarono della minima attenzione la notizia che si era trattato solo di una burla, della quale erano stati autori due tizi di nome Bower e Chorley.»

E’ una questione di spirito critico o, come dice lui, di scetticismo. E infatti conclude:

«[…] gli strumenti dello scetticismo non sono universalmente disponibili a tutti i cittadini della nostra società. Difficilmente essi sono menzionati nelle scuole, neppure nella presentazione della scienza, che è la disciplina che li usa più di tutte, anche se lo scetticismo germoglia ripetutamente in modo spontaneo dalle delusioni della vita quotidiana. La politica, l’economia, la pubblicità e le religioni (vecchie e nuove) puntano molto sulla credulità. Uno scettico potrebbe suggerire che coloro che hanno qualcosa da vendere, che desiderano influenzare l’opinione pubblica, che hanno il potere, hanno interesse a scoraggiare lo scetticismo.»

Dunque la questione si fa più spinosa quando a elementi tutto sommato romantici e irrilevanti come i supposti marziani grafomani si sostituiscono ben più concrete istanze che riguardano la gestione del potere. Ma non solo: senza andare a sollecitare argomenti troppo complessi, se uno ci pensa un secondo si accorgerà che dinamiche di questo tipo si riproducono continuamente anche, anzi soprattutto, nelle conversazioni fra “pari”, nel quotidiano. E’ sempre in agguato un contesto di qualche tipo che indirizza e contamina il flusso delle parole e che necessita di essere dichiarato, isolato e disinnescato: la linea di cui sopra. Posto che fra i due interlocutori ci sia la volontà vera di capirne di più di una cosa qualsiasi e non quella di influenzare o ingannare.

Questo libro è da tempo fuori commercio e non pare che ci sia all’orizzonte una ristampa nè un’edizione digitale. Per fortuna che esiste archive.org dove Il Mondo Infestato dai Demoni si può leggere direttamente su schermo (vedi sotto) o scaricare in vari formati, compresi quelli più adatti alla lettura su e-reader (Kindle o altro). Enjoy (o clicca qui).

3 comments for “Carl Sagan, Il Mondo Infestato dai Demoni.

  1. Robertino Muraro
    31 ottobre 2015 at 15:05
  2. DejaVu88
    31 ottobre 2015 at 15:25

    Ne parla anche Attivissimo (non del libro, di uno studio recente sullo stesso tema) e pare punto nel vivo:

    http://attivissimo.blogspot.it/2015/10/dare-la-caccia-alle-bufale-e-inutile.html

  3. 7 novembre 2015 at 12:27

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